PESCARA – “L’11 novembre l’Abruzzo esce dal commissariamento della sanità”: questo l’annuncio del presidente della Regione e appunto commissario alla sanità, Luciano D’Alfonso, del 23 ottobre scorso in occasione della riunione comune delle Giunte regionali di Abruzzo e Molise a Trivento..
Ma l’11 novembre è passato e non si è assistito a nessun suono di fanfare o a spettacolari fuochi di artificioper festeggiare l’evento che avrebbe davvero dell’epocale.
Il motivo è presto detto. Per completare l’iter, ancora da definire in dettaglio, essendo un inedito, e non scevro da incognite, in realtà, ci vorranno non meno di 2 mesi, pronosticano in molti.
L’11 novembre si è tenuto “solo” il tavolo di monitoraggio al ministero della Salute, dove il presidente D’Alfonso e l’assessore al ramo Silvio Paolucci hanno consegnato il Piano di riordino e riqualificazione del sistema sanitario abruzzese, assieme all’istanza di uscita.
Ora il ministero dovrà studiarsi il Piano, una sessantina di pagine dagli effetti esplosivi, perché prevede accorpamenti e ridimensionamenti di numerosi presidi ospedalieri e di reparti, chiusure di numerosi pronto soccorso, tagli di costi e anche di posti di potere con una Asl unica. Un’amara medicina che non sarà facile far ingerire ai territori che risulteranno più penalizzati e già sul piede di guerra.
Ma in quell’annuncio ripreso da tutte le agenzie di stampa, o D’Alfonso è stato frainteso oppure ha decisamente peccato in ottimismo.
Non è affatto detto, infatti, che il ministero accolga senza batter ciglio il Piano di riordino proposto. Inoltre, l’11 novembre è stato comunicato anche un nuovo disavanzo di circa 30-40 milioni di euro.
Non è chiaro se il “buco” è determinato dai conti in rosso delle Asl di Lanciano-Vasto-Chieti e della Asl di Pescara, o dai costi aggiuntivi dovuti al Sofosbuvir, il nuovo farmaco, a carico della sanità pubblica, contro l’epatite C, efficace, ma molto costoso.
Per fare chiarezza sulla delicata partita AbruzzoWeb ha più volte cercato di contattare telefonicamente l’assessore Paolucci, ma invano.
Angelo Muraglia, capo dipartimento della Salute e welfare della Regione, spiega invece a questa testata che “è normale che il governo si prenda il giusto tempo per analizzare a fondo la proposta di piano di riqualificazione del sistema sanitario abruzzese, per poi poter accogliere la nostra istanza”.
C’è anche un altro motivo che potrebbe dilatare i tempi dell’ufficializzazione: il commissariamento della sanità è un tunnel in cui molte Regioni italiane sono entrate, ma da cui nessuna è ancora uscita.
L’Abruzzo sarà, salvo clamorose sorprese, la prima Regione a farlo e, spiega Muraglia, “non sono ancora state stabilite nel dettaglio le modalità e l’iter, diciamo che noi faremo da cavia”.
Alla fine dei conti, pronostica poi Maurizio Spina, segretario generale del Cisl Abruzzo e Molise, bisognerà attendere un altro paio di mesi.
“Credo che l’iter più probabile sarà il seguente: l’ok definitivo da parte del tavolo di monitoraggio, un decreto del ministero della Salute, che poi dovrà essere ratificato dal Parlamento”, ipotizza il sindacalista
Va infine sfatato un mito: l’uscita dal commissariamento non significherà che Giunta e Consiglio regionale torneranno sovrani sulle scelte di politica sanitaria, che resteranno, invece, per così dire vigilate dal governo, e con il fucile spianato.
“Non è un caso che la fine del commissariamento – spiega infatti Spina – avrà come condizione l’impegno di applicare quanto scritto nel Piano di riordino, nel corso del 2016 e del 2017. La via è tracciata, e non ci saranno molti margini di manovra, e i tetti di spesa, come avviene ora non potranno essere sforati”.



