L’AQUILA – “Cosa significano 1.700 pratiche sospette? Questo lo può dire solo la procura”. Non chiarisce i dubbi ad AbruzzoWeb il vice sindaco dell’Aquila, Nicola Trifuoggi, ex procuratore della Repubblica di Pescara, a proposito dell’acquisizione, nei giorni scorsi negli uffici del Comune capoluogo, della documentazione relativa a progetti di riparazione di immobili danneggiati dal terremoto.
Dubbi che restano anche nel suo collega di Giunta che ha la delega alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, che fa notare come con diverse governance ci fossero e ci siano tuttora comunque doppi controlli sulle pratiche.
Un dato che diventa enorme, se si trattasse di 1.700 singoli fascicoli di inchiesta, se solo si pensa al numero di indagini avviate sui crolli del terremoto, 200, passate alla storia come “maxi inchiesta” sebbene siano un nono delle cosiddette pratiche sospette. Per non dire che, di quelle 200, ad approdare effettivamente alla fase processuale sono state 19.
Il blitz degli investigatori è coinciso con l’iscrizione nel registro degli indagati di 6 persone, tra proprietari, amministratori e imprenditori, per il cantiere di palazzo Ciolina ai Quattro Cantoni, aggregato tra i più importanti da ben 23 milioni di euro, dove la magistratura ipotizza un giro di favori in cambio dell’affidamento dei lavori e il reato di truffa.
L’indagine e i successivi sospetti, con quel numero, 1.700, svelato proprio da Trifuoggi al tg regionale, hanno preceduto un nuovo scontro tra gli attori della ricostruzione, con accuse reciproche tra amministratori di condominio e tecnici progettisti, che proprio dalle pagine di AbruzzoWeb hanno dato vita a un vero e proprio scaricabarile.
Massimiliano Aniballi che ha accusato i progettisti di essere “complici” dei proprietari nell’assecondare “furbate” varie, e i presidenti degli Ordini degli Architetti, Gianlorenzo Conti, e degli Ingegneri, Elio Masciovecchio, e degli Albi dei Geometri, Giampiero Sansone, e dei Periti industriali, Maurizio Papale, che, rispedendo al mittente le insinuazioni, hanno affermato di non aver alcun potere decisionale nella scelta dell’impresa da parte dei proprietari di immobili.
Eppure, la procura della Repubblica dell’Aquila qualcosa di sospetto deve averlo trovato, nelle 1.700 pratiche sequestrate.
Un dato, quello numerico, che risulta pure ambiguo, se si pensa, come fa notare ad AbruzzoWeb l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, che “1.700 pratiche possono essere riferite, a seconda se siano state presentate quando c’era la filiera Fintecna, Cineas, Reluis oppure successivamente, con l’Ufficio speciale per la ricostruzione (Usra), rispettivamente ad altrettanti immobili o a un numero diverso”.
Fino a un certo punto della fase di ricostruzione post-terremoto, infatti, un condominio di cinque appartamenti imponeva la presentazione di sei faldoni: uno per le parti comuni più uno per ciascuna unità abitativa. Una modifica normativa in corso d’opera ha poi modificato l’iter.
“Ciascuna riflessione sarebbe priva di senso”, taglia corto Trifuoggi, che nonostante la sua storica professione dice di non sapere “neanche tecnicamente come avvengano i controlli da parte della magistratura”.
“Evidentemente, però – aggiunge – la procura avrà degli elementi per ritenere che ci sia qualcosa che non va, ma perché ci siano questi sospetti lo può dire solo la procura”.
Resta incredulo l’assessore Di Stefano: “Quando c’era la filiera, Reluis arrivava a contestare il tipo di intervento e capitava che Cineas, con il suo rigore economico, decurtasse l’indennizzo richiesto. La pratica passava poi al Comune che ripeteva gli stessi controlli. C’era quasi un doppio lavoro!”.
“Non capisco il contesto di queste ‘pratiche sospette’. Se è quello dell’Usra, i controlli ci sono e sono preventivi, se è quello della filiera ce n’erano ancora di più – conclude – Certo, se scoprono dei casi di malversazione, perché di questo si tratterebbe, è giusto che ci siano delle contestazioni”.



