L’AQUILA – La possibilità di deroga per il Comune dell’Aquila e quelli del “cratere” sulle proroghe dei contratti a tempo determinato, è stata prorogata dal decreto “Enti territoriali” successivamente al Jobs Act e quindi sì, per altri due anni i cosiddetti precari potranno mantenere i posti di lavoro.
È quanto emerge dalla risposta all’interpello inoltrato dall’Anci (Associazione comuni italiani) per conto del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, alla direzione generale per l’Attività ispettiva del ministero del Lavoro.
Una svolta che ha fatto sospendere la protesta che ieri ha portato alla clamorosa occupazione della stanza del sindaco nella nuova sede comunale di palazzo Fibbioni, anche se, ora, gli scenari concreti sono tutti da valutare e non mancano punti interrogativi.
Il documento rassicura definitivamente il sindaco, Massimo Cialente, che sul tema delle proroghe in deroga era parso molto più scettico, assieme al suo assessore al Personale Betty Leone, rispetto alla senatrice Stefania Pezzopane, con cui era entrato in polemica pubblica, situazione singolare visti gli strettissimi rapporti pluridecennali.
Oggi il motivo dello scetticismo del primo cittadino è cambiato: la palla passa ai dirigenti che, spiega in un’intervista ad AbruzzoWeb, non hanno la sua “vocazione da missionario” e vogliono vederci chiaro prima di firmare documenti che potrebbero portarli davanti alla Corte dei conti o peggio, davanti al tribunale. “C’è un clima brutto e aria di solitudine”, ammette il sindaco.
L’INTERPELLO: “POSSIBILI LE DEROGHE NEL CRATERE”
La nota è firmata dal direttore generale Danilo Papa, che spiega di aver “acquisito il parere della direzione generale della Tutela delle condizioni di lavoro, del dipartimento della Funzione pubblica e dell’ufficio Legislativo”.
Il verdetto cita una serie di normative che, nel corso del tempo, hanno consentito ai Comuni terremotati di prorogare i contratti precari come inizialmente fissato dal decreto “Milleproroghe 2010” (22/2010): il decreto “Salva pubblica amministrazione” (Dl 101/2013) e il decreto “Emergenze” (Dl 43/2013), entrambi del governo Monti; la legge di stabilità 2015 (legge 190/2014) del governo Renzi.
Si arriva infine al Jobs Act renziano (decreto legislativo delegato numero 81/2015), dopo il quale “il quadro normativo di riferimento della descritta disciplina derogatoria è mutato” anche perché ha abrogato il Dlgs 368/2001 da cui erano tratte le regole.
Secondo gli esperti del ministero del Lavoro, “tale modifica non pregiudica però le deroghe introdotte dalle vigenti disposizioni per la proroga dei contratti a tempo determinato, stipulati sulla base della normativa emergenziale, anche con riguardo alla possibilità di superare il limite dei 36 mesi, attualmente fissato dall’articolo 19” del Jobs Act stesso.
Infatti, si fa notare, “lo stesso legislatore ha prorogato per gli anni 2016 e 2017 il regime derogatorio in questione” con la legge di conversione del decreto “Enti territoriali”, quello che ha riscritto le regole della ricostruzione privata, grazie agli emendamenti sulle proroghe di cui rivendica la maternità la senatrice aquilana del Pd Stefania Pezzopane.
CIALENTE: “BENE MA ORA TOCCA AI DIRIGENTI”
“Adesso sono convinto? Sì, ora sì. Ma mentre gli altri hanno parlato, io ho seguito la semeiotica e i protocolli da medico – afferma Cialente a questo giornale – Ho rivolto un interpello per legge, attraverso l’Anci, al ministero. Mi ha risposto il direttore generale della direzione ispettiva del Lavoro, più di lui non ne sa nessuno”.
Ora spetta al Comune capire quali precari prorogare, le maestre dei due asili nido chiusi o il personale d’ufficio?, così come controllare l’esattezza delle coperture finanziarie e chiederne semmai delle altre.
“Adesso la palla passa ai dirigenti, Ilda Coluzzi e Fabrizio Giannangeli, che però mi hanno chiesto tempo”, ammette il primo cittadino.
C’è paura di firmare da parte loro? “Questo è un altro problema. C’è uno stranissimo clima che ci vede nel ciclone – prosegue il sindaco – È un dato di fatto, si tratta di un clima che non dà serenità ai politici né tantomeno ai dirigenti”.
“Voglio raccontare, senza fare il nome, quello che mi ha detto un dirigente – afferma ancora Cialente – Mi ha detto: tu vuoi fare il missionario, noi non siamo disposti. Tra l’altro per una storia come quella delle mense e della Vivenda, il dirigente è andato sotto processo ed è stato assolto, ma la magistratura contabile ha chiamato solo il sindaco e gli assessori”.
Stoccata finale alla Pezzopane, che si è sempre detta ottimista sull’interpretazione positiva verso L’Aquila del Jobs Act e lo ha rimarcato anche nella nota di annuncio della svolta: “Non mi affido alle interpretazioni, sono andato alla norma”, conclude Cialente.




