L’AQUILA – Una maxi-variazione di bilancio da 6,8 milioni di euro, con cui il consiglio regionale sciolto a metà agosto, intende assegnare risorse aggiuntive in zona Cesarini a comuni in dissesto idrogeologico, alle periferie da riqualificare, per il trasporto degli studenti disabili, ma anche per congressi e manifestazioni, enti e associazioni culturali, e molto altro. Sempre che si possa fare.
Sarà questo il piatto forte del consiglio regionale d’Abruzzo che torna dopo mesi ad essere convocato, in regime di prorogatio dopo le dimissioni del presidente Luciano D’Alfonso che è andato fare il senatore a Roma, potendosi cosi’ occupare solo di misure ordinarie, oppure “urgenti e indifferibili”. Con i consiglieri per giunta con la testa alle elezioni del 10 febbraio, o come vorrebbe qualcuno, a maggio in concomitanza con le Europee.
In consiglio si approverà anche il rendiconto 2013, ovvero la quantificazione esatta, con tutte le pezze d’appoggio del caso, su quanto incassato e quanto speso, la cui prima versione è stata bocciata a marzo dalla Corte costituzionale. La Regione ha dovuto dunque rimetterci mano. Poi a stretto giro si dovranno approvare tutti gli alri rendiconti mancanti, lasciati in eredità dalle precedenti legislature, quelli del 2014, del 2015 e forse anche 2016. Finché la Regione non farà la Corte dei Conti vieta le nuove assunzioni e rinnovi dei contratti.
Tornando dunque alla maxi variazione, essa dovrà avere prima l’ok definitivo dalle commissioni, che saranno convocate prima della seduta del consiglio, e potrebbe subire dunque più di un rimaneggiamento.
Ad affilare le armi, ci sono però gli esponenti del Movimento 5 stelle, mossi dal tremendo sospetto che tra le decine di voci che compongono la maxi variazione ci siano anche norme “intruse”, e “acchiappa-consenso” che però il consiglio regionale, fino a nuove elezioni, non potrebbe approvare, come stabilito dall’articolo 86 dello statuto regionale che consente appunto solo “interventi che si rendono dovuti in base agli impegni derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea, a disposizioni costituzionali o legislative statali o che, comunque, presentano il carattere della urgenza e necessità”. Pena l’impugnazione da parte del Governo, come accaduto del resto per alcune leggi, presentate come urgenti e indifferibili, ma che non sono state ritenute tali, approvate anche in quel caso in regime di prorogatio dalla maggioranza di centrodestra nel 2014.
E’ del resto comprensibile che i consiglieri di maggioranza, e anche quelli di opposizione del centrodestra che adottano un atteggiamento “collaborativo”, pur di tener fede ai loro impegni elettorali, abbiano l’irresistibile tentazione di stiracchiare al più non posso il concetto di “urgente e indifferibile”, in modo tale da farci entrare il numero maggiore possibile di provvedimenti e stanziamenti economici.
Ovviamente dalla maggioranza assicurano che tutto quello che è contenuto nella maxi-variazione è non solo opportuno ma anche regolare, visto che si tratta di rifinanziare leggi già approvate, di coprire spese già effettuate, onorando gli impegni di spesa assunti, spostando soldi da una posta di bilancio all’altra, lasciando invariato il saldo finale.
Entrando dunque nel merito la variazione di bilancio, come si legge nella relazione introduttiva, essa è innanzitutto possibile perché trova copertura da 3,7 milioni di euro di maggiori entrate, e 3,1 milioni di minori spese, per un totale appunto di 6,8 milioni.
Le voci più consistenti delle maggiori entrate sono i 6 milioni di economie residue della Fira spa, la finanziaria della Regione, 4,7 milioni incassati con l’imposta sulle attività produttive, a seguito di maggiori accertamenti e controlli, 2,7 milioni provenienti dai programmi di sviluppo regionali del 2002, 1,5 milioni di maggiori incassi di addizionale Irpef.
Le minori spese sono in misura principale i 2,4 milioni delle compensazioni Stato-Regioni per gli eco-incentivi, 300 mila euro di rimborsi della tassa automobilistica, 200 mila per l’acquisto di mobili e arredi, 200 mila euro della legge 55 per la cultura.
Ci sono leggi anche leggi che vengono depotenziate, come quella sul Caregiver, meno 240 mila euro, o quella sui contributi per l’acquisto da parte dei Comuni di giochi inclusivi da istallare nei parchi pubblici, meno 95 mila euro.
Il tesoretto vuole essere dunque utilizzato per interventi a sostegno dei Comuni colpiti da avversità atmosferiche, 1,1 milioni di euro, e per l’adeguamento delle infrastrutture urbane, 1 milione, a cui si aggiungono 200 mila euro per il Piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane e degradate.
Vengono incrementati a1,8 milioni di euro i trasferimenti alle Province per il trasposto e l’assistenza scolastica degli studenti con disabilità, a 350 mila euro i fondi per interventi sociali e socio assistenziali.
Corposi i capitoli dedicati alla cultura, incrementati fino alla cifra complessiva di 854 mila euro. Spuntano anche contributi ad enti pubblici e privati “per la collaborazione alla organizzazione di convegni, congressi ed altre manifestazioni afferenti al settore cultura”, pari a 200 mila euro.
Si destinano poi 848 mila euro per il programma Por Fondo sociale europeo, per la “copertura della prima rata degli oneri”, 60 mila euro per “iniziative sportive di carattere nazionale e internazionale”, 60 mila euro per gli oneri previdenziali dei dipendenti del Cotir di Vasto, 100 mila euro per il Teatro Marrucino di Chieti, “al fine di garantire gli equilibri economici e di bilancio”.
E ancora alla Sezione provinciale dell’Unione italiana ciechi di Teramo vanno 30 mila euro, al progetto University wolf tour di Teramo si incrementa lo stanziamento di 20 mila euro, per la partecipazione di persone disabili alla pratica sportiva, di 40 mila euro.



