PESCARA – Il Comune di Farindola non avrebbe dovuto rilasciare i permessi edilizi per l’hotel di Rigopiano. Lo si legge nei capi d’imputazione che riguardano dirigenti e politici del Comune: il Piano Emergenze del Comune era “totalmente silente in punto di pericolo di valanghe”.

Se il Comune avesse adottato un nuovo Prg che avesse individuato nella località di Rigopiano un sito esposto a forte pericolo di valanghe, “non sarebbe stato possibile rilasciare i permessi edilizi con conseguente impossibilità edificatoria”.

Nel dispositivo della Procura per la chiusura delle indagini si legge infatti che ciascuno degli imputati emettevano di adoperarsi per “l’adozione di un Piano Regolatore Generale che laddove emanato avrebbe di necessità individuato nella località di Rigopiano un sito esposto a forte pericolo di valanghe”, e che il Piano Emergenze del Comune era “totalmente silente in punto di pericolo di valanghe”, quindi “si determinavano le condizioni per cui conseguiva il rilascio del permessi di costruire del Comune di Farindola”.

Che l’area dell’hotel fosse determinata dai conoidi, cioè gli esiti storici della valanghe, è citato anche in alcune relazioni agli atti, quali quella della guida alpina Pasquale Iannetti e lo studio acquisito dalla Commissione Valanghe della Regione Abruzzo nel 2003 dove si spiega che il sito è interessato da “una condizione di pericolo forte e che il distacco delle valanghe è probabile già con debole sovraccarico. Sono da aspettarsi valanghe di media e anche singole grandi valanghe”.