L’AQUILA – In quella che sembra essere la vigilia della nuova riunione del tavolo nazionale del centrodestra, appare sempre più in bilico l’assegnazione, stabilita il 22 settembre scorso dai leader Berlusconi, Salvini e Meloni, dell’Abruzzo a Fratelli d’Italia, nell’ambito della ripartizione delle quattro regioni al voto all’inizio del 2019.

Stando infatti alle cronache locali, soprattutto di Piemonte e Basilicata, che fanno parte della stessa tornata anche se votano in date diverse dall’Abruzzo, il quadro appare ben più confuso di quanto ci si potrebbe aspettare.

Se nella prima, infatti, c’è la Lega che dice chiaramente che non c’è ancora alcun accordo sul candidato governatore, in Basilicata irrompe un movimento civico, che tra l’altro vede protagonista il senatore eletto in Abruzzo Gaetano Quagliariello, destinato a sparigliare le carte.

Sul Piemonte nelle scorse settimane hanno concentrato le attenzioni molti abruzzesi, soprattutto di Forza Italia, auspicando uno scambio che portasse Guido Crosetto, pezzo da novanta di Fratelli d’Italia, alla candidatura alla presidenza della sua Regione, consegnando così l’Abruzzo agli azzurri.

In un quadro così poco nitido, sono in molti tra forzisti e leghisti a spingere per una revisione complessiva che, alla fine, porti alla revisione dell’accordo, mai digerito da azzurri e salviniani, che ha assegnato l’Abruzzo a Fratelli d’Italia.

Un incontro tra i vertici regionali, domenica nella casa rosetana del deputato Giuseppe Bellachioma, coordinatore regionale della Lega, con i coordinatori di Forza Italia, il senatore Nazario Pagano, e di Fratelli d’Italia, Etelwardo Sigismondi, è intanto servito a rasserenare gli animi ma non si sarebbe parlato della rosa di papabili, già bocciata dagli azzurri, ad oggi composta dal dirigente nazionale dei meloniani, Giandonato Morra, dal senatore Marco Marsilio e dal cardiochirurgo Massimiliano Foschi.

“All’ordine del giorno c’erano il programma e l’allargamento della coalizione di centrodestra”, dice ad AbruzzoWeb Sigismondi, “le due cose vanno di pari passo, perché l’intenzione è di comporre una coalizione il più ampia possibile, ma programmaticamente coesa. La terna dei nomi rimane quella, non si è discusso di nomi perché sarà il tavolo nazionale a decidere”, conferma Sigismondi.

Pagano, tuttavia, che ha già chiesto due volte a Berlusconi di proporre agli alleati la revisione dell’accordo che assegna l’Abruzzo a Fratelli d’Italia, a questo giornale diche che “sono state stabilite poche cose, ma importanti, la prima è che entro i primi di dicembre confronteremo le proposte programmatiche di ciascun partito, la seconda è che da Fratelli d’Italia vogliamo un ventaglio di proposte maggiore perché il candidato deve essere condiviso, il terzo è il perimetro della coalizione”.

E a proposito di Fabrizio Di Stefano, l’ex parlamentare di Forza Italia a sorpresa non ricandidato alle politiche del 4 marzo scorso, che ha ufficializzato la candidatura a governatore con le Civiche d’Abruzzo, Pagano chiarisce che “le civiche sono quelle che dialogano con noi nell’ambito di un accordo, Di Stefano si è autocollocato fuori dal centrodestra, quindi è ovvio che non è più un interlocutore”.

A dimostrazione del fatto che il mosaico delle regioni al voto è tutt’altro che composto, comunque, le parole del capogruppo della Lega alla Camera e coordinatore del Carroccio in Piemonte, Riccardo Molinari, che all’Ansa ha detto che sul candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Piemonte “non c’e’ ancora nessun accordo”. Aggiungendo che “se spetterà a Forza Italia, Alberto Cirio sarebbe un ottimo nome”.

“Abbiamo un ottimo rapporto con Cirio, è una persona che stimiamo”, ha detto ancora Molinari, ribadendo però che “nessun accordo è ancora stato preso” all’interno della coalizione.

In Basilicata intanto, dove si dovrebbe votare il 20 gennaio ma la data non è ancora fissata, ha presentato le liste “Un’altra Basilicata-Idea”, movimento guidato dal consigliere uscente Nicola Benedetto, dai giornali locali dato tra i possibili candidati a governatore, nonostante secondo il famoso accordo nazionale di settembre nella regione lucana l’indicazione del candidato presidente spetterebbe a Forza Italia.

Quella di Benedetto appare essere una fuga in avanti, analoga a quella in Abruzzo di Di Stefano, finalizzata a far convergere il centrodestra su di lui ma biasimata dai maggiorenti del centrodestra.