PESCARA – Esiste una nuova arma per la lotta al melanoma e al cancro della mammella, che si ripresenta dopo le terapie, si chiama EV20/MMAF.
La scoperta, come riporta Il Centro, è abruzzese, e nasce nei laboratori del Cesi di Chieti.
Tutti i test realizzati finora sugli animali hanno mostrato risultati molto incoraggianti, ma prima di diventare un farmaco a tutti gli effetti la molecola dovrà essere inserita in un trial clinico per valutarne la tollerabilità e la sicurezza sugli esseri umani.
C’è il professor Vincenzo De Laurenzi (del Dipartimento di scienze mediche, orali e biotecnologiche dell’università d’Annunzio), a capo dell’équipe del Cesi che già lo scorso anno ha portato avanti un progetto sul carcinoma del pancreas, finanziato dall’Airc, con risultati altrettanto incoraggianti.
I ricercatori, infatti, hanno scoperto che questi tumori rilasciano una proteina (chiamata BAG3) che stimola alcune cellule che circondano il tumore a produrre sostanze che, in buona sostanza, ne favoriscono la crescita. I ricercatori hanno dimostrato su modelli animali che bloccando questo meccanismo con un anticorpo specifico si riduce la crescita del tumore.
Una cosa è certa: l’unica speranza per rendere il cancro una malattia sempre più curabile è la ricerca scientifica, ma le risorse stanziate dallo Stato non sono sempre all’altezza delle aspettative della comunità scientifica, e dell’impegno profuso da migliaia di ricercatori, impegnati in questa battaglia.
L’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), è in prima linea nella raccolta di fondi che consentano di proseguire in quelle ricerche che, altrimenti, si bloccherebbero per mancanza di risorse.
È sempre l’Airc, infatti, a finanziare il secondo progetto guidato dal dottor Gianluca Sala, sempre del Cesi, che studia e sviluppa a livello pre-clinico farmaci biologici a bersaglio molecolare, noti come Antibody-Drug Conjugate.
Questi farmaci innovativi sfruttano la possibilità di veicolare in maniera selettiva gli agenti in grado di “eliminare” il tessuto tumorale evitando di danneggiare le cellule dei tessuti normali.



