L’AQUILA – Dal verde bottiglia al bianco candido.
Gli eredi dei Fratelli Nurzia, che da generazioni all’Aquila producono torrone tenero al cioccolato, hanno avuto una brutta sorpresa affacciandosi al locale storico di piazza Duomo mentre sono ancora in corso i lavori di ristrutturazione post-terremoto.
“Il direttore dei lavori, l’architetto Federico Santoro, e la Soprintendenza, hanno deciso di modificare la sala del bar dopo aver riscoperto un finto dorico bianco che non c’entra nulla con quello che per oltre un secolo ha caratterizzato il locale”, dice amareggiata Giuliana, moglie di Ulisse “Ninetto” Nurzia, erede della storica “dinastia dei torroni”, che non nasconde anche preoccupazioni per eventuali contraccolpi sull’attività commerciale.
“L’ultimo restauro risale al 1991 e anche allora fu seguito dalla Soprintendenza”, ricorda la signora Giuliana, “e furono anche riscoperte delle figure fino ad allora celate dell’affresco liberty che ai primi del Novecento il nonno di Ninetto fece realizzare da Carlo Patrignani, allievo di Teofilo Patini“.
“In quell’epoca andava di moda il finto marmo, anche perché quello vero costava troppo e non avrebbero potuto fare una colonna interamente di marmo”, dice a proposito della caratteristica colonna al centro del locale, “anche la sala Baiocco fu decorata allo stesso modo. Anche l’arredamento rinnovato in occasione della ristrutturazione del 1991, affidato al professor Carlo Forti, fu realizzato in base alla storicità del bar”.
“Oggi c’è chi crede di aver fatto una grande scoperta, ma la Soprintendenza dovrebbe spiegare se ha sbagliato allora o se sta sbagliando oggi”, fa ancora osservare Giuliana, che ad AbruzzoWeb ripercorre la storia dell’edificio settecentesco di “capo piazza”.
“Fu costruito dopo il terremoto del 1703, ma fino alla fine dell’Ottocento era un altro tipo di locale rispetto a quello che è poi stato nell’ultimo secolo, in cui c’è sempre stato il finto marmo, che quindi è storicizzato. Il nipote del fondatore della casa di torroni, Ulisse Nurzia, era un amante dello stile liberty, fece costruire la villa in viale Francesco Crispi, dove tutt’oggi viviamo sia noi sia mia figlia Natalia, fece affrescare il locale e mettere il finto marmo”.
“Nel 1953 Tito Nurzia, figlio di Ulisse e padre di Ninetto, fece una ristrutturazione inserendo il bar e mantenendo il finto marmo. Nel 1991, ancora una volta è stato mantenuto”, aggiunge Giuliana.
“Decide la Soprintendenza e il direttore dei lavori, noi come proprietari non abbiamo voce in capitolo. Il direttore ha detto che quello del mantenimento del locale così com’era, era un mio capriccio e che, quindi, me lo sarei dovuto pagare di tasca mia e non coi fondi della ricostruzione. Ero disposta a farlo, ma non mi hanno dato la possibilità”.
C’è da dire, infine, come fa notare Natalia, che l’intero packaging del torrone Fratelli Nurzia, da sempre, è caratterizzato dal colore verde e da disegni che richiamano allo stile liberty. Un motivo in più, per la famiglia Nurzia, per continuare la battaglia per il ripristino della versione originale del locale di piazza Duomo. Che, promettono, potrebbe diventare di tipo legale qualora la ditta che sta eseguendo i lavori e il progettista non dovessero tornare sui loro passi. Visto che “con le buone maniere non sto ottenendo nulla”, chiosa Giuliana.
Questo giornale ha provato a interpellare anche l’architetto Santoro, senza esito. Mentre l’associazione temporanea di imprese costituita dalle ditte Mancini e Chiodi, che sta eseguendo i lavori, dal canto suo sottolinea che, come prevede la legge, le aziende esecutrici non possono esimersi dall’attuare le direttive degli organi preposti.



