L’AQUILA – “I terremoti profondi sono legati all’avanzamento della catena dell’Appennino verso l’Adriatico. Chi ci ha fatto caso ha percepito un movimento est-ovest, che cominciava non violento e improvviso come quello normale, ma un po’ in maniera progressiva, poi ha avuto un massimo e poi si è spento”.

A spiegarlo è il geologo dell’Università, Antonio Moretti, che in un’intervista al Messaggero parla della scossa che si è registrata nella notte all’Aquila, di magnitudo 3.9 e che ha rievocato, complice l’orario, le 3.18 , e il giorno particolarmente vicino al 6 aprile, tutte le paure legate a quella notte del 2009, quando alle 3.32 la città è stata distrutta.

Il geologo però tranquillizza gli aquilani, spiegando che questo tipo si scosse “essendo più profonde (l’epicendo è stato registrato a 20 chilometri di profondità) tendono a distribuirsi su una zona più ampia e quindi come intensità locale sui singoli punti sono più basse e non hanno mai avuto picchi distruttivi”. 

Ieri notte i social network sono stati presi d’assalto dagli utenti che hanno sentito la scossa, in un periodo particolare per L’Aquila che si appresta a celebrare il nono anniversario del sisma.

Oggi il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, è impegnato per i sopralluoghi di rito.

I controlli attivati dal Comune dopo la scossa della notte non riguardano, per ora, le scuole, chiuse per le festività pasquali, ma sono tese a verificare innanzitutto le segnalazioni ricevute da vigili del fuoco e forze dell’ordine.