L’AQUILA – “Non abbiamo mai chiesto soldi, non abbiamo mai ricevuto sostegni economici, neppure subito dopo il terremoto quando ai commercianti non è stato riconosciuto nulla, e non li chiediamo neppure adesso, però il commercio si può sostenere in tanti modi e ci auguriamo che il Comune faccia la sua parte soprattutto in vista della stagione estiva”.

I commercianti del centro storico dell’Aquila, messi in ginocchio dal cantiere dei sottoservizi, non si arrendono e, nonostante in molti casi siano stati “messi ko” a causa della chiusura di alcune strade, vanno avanti più determinati di prima.

Sono gli esercenti di via Garibaldi, in particolare, ad aver risentito maggiormente dello stop ai lavori, che ha tenuto la strada interdetta per più di due mesi.

“Con la mia attività ho perso tra le 15 e le 20mila euro, pari ad una flessione degli incassi tra il 70 e l’80 per cento”, dice il gestore di uno dei locali della movida.

“Gli unici che vanno ringraziati sono gli assessori al Commercio, Alessandro Piccinini, e al Traffico, Carla Mannetti, solo loro dobbiamo ringraziare se è stata trovata una soluzione”, aggiunge.

“La speranza – dice – è ora quella che ci sia un sostegno per la stagione estiva, sia per dare un servizio alla città, sia per farci recuperare quanto perso in questo periodo”.

Alcuni esercenti rilanciano poi l’idea di una legge che preveda degli indennizzi ai commercianti per i disagi che i cantieri dei lavori pubblici, in Italia troppo spesso caratterizzati da tempi biblici, arrecano alle attività private, in alcuni casi arrivando a rappresentare un vero e proprio danno economico.

L’interdizione o la deviazione del traffico, veicolare ma spesso persino pedonale, che determinano un pregiudizio economico dovuto non solo al mancato guadagno ma anche alla progressiva riduzione della clientela, ha portato già la Confcommercio Abruzzo a chiedere una legge regionale contenente la previsione di fondi adeguati destinati a risarcire, perlomeno parzialmente, i danni documentabili fiscalmente da parte degli imprenditori interessati.

Una proposta, almeno fino ad ora, rimasta al palo. (red.)