L’AQUILA – “Con il presidente Americo Di Benedetto avevamo dato vita ad una fervida attività di coordinamento che coinvolgeva tutti i soggetti interessati e che, sulla base delle normative, del buon senso, della pazienza e dell’amore verso la città dell’Aquila, aveva dato i suoi frutti tanto da raggiungere circa il 70% dei lavori. Questa attività è stata oggetto di attacchi furiosi in campagna elettorale e quando io ho fatto presente la situazione ai nuovi amministratori, sono stato tacciato di presunzione”.
Lo dice in una nota l’ex direttore tecnico della Gran Sasso Acqua spa, stazione appaltante dei sottoservizi dell’Aquila, Aurelio Melaragni, commentando l’impasse del cantiere che sta mettendo in ginocchio il commercio del centro storico e ha innescato una riflessione sull’opportunità di proseguire nella realizzazione dell’opera.
Proprio quest’ultimo aspetto “non stupisce, anzi, era già nei fatti”, aggiunge Melaragni.
“Prima del mio pensionamento, in una serie di colloqui con il nuovo presidente di Gsa spa, Fabrizio Ajraldi e con il sindaco Pierluigi Biondi, avevo paventato l’attuale scenario consapevole, grazie all’esperienza maturata negli anni, degli enormi problemi che sottendono alla realizzazione di un’opera così importante ecomplessa, forse unica al mondo in relazione al contesto in cui è inserita”.
“Come più volte sottolineato le variabili in gioco, nella realizzazione dell’opera, sono molteplici – fa notare Melaragni – a cominciare dai vari settori del Comune (Lavori pubblici, Lavori privati, Viabilità, Commercio, Ambiente, Polizia municipale) alla Soprintendenza, alla Provincia, all’Arta, alla Asl, ai gestori di altri servizi come Enel, 2iRete Gas, Telecom, Wind, alle imprese della ricostruzione, ai commercianti che hanno riaperto le loro attività, ai cittadini che sono tornati a vivere in centro”.
“In questi mesi ho taciuto aspettando, come consiglia un vecchio proverbio cinese; ora – conclude Melaragni – posso affermare, a ragione, ma lo dico con profondo dispiacere, che l’ignoranza (che si cerca di nascondere con facili locuzioni latine) e l’arroganza non sono le basi per una buona amministrazione”.
Melaragni è stato collocato in pensione dal 1° gennaio dalla nuova governance, nonostante avesse chiesto la proroga.



