L’AQUILA – Si chiude con il non luogo a procedere per 6 indagati, l’inchiesta su presunte irregolarità sui lavori di consolidamento post-terremoto 2009 del ponte sul fiume Aterno lungo la strada regionale 615 di Monteluco di Roio; 2 di loro andranno comunque a processo per accuse minori, ma che verranno prescritte.
“Un’assoluzione piena, perché il fatto non sussiste”, esulta ad AbruzzoWeb l’avvocato Stefano Rossi, che assieme al collega Massimo Carosi assiste l’imprenditore Luigi Palmerini e la società Cogea, che era stata pure coinvolta, entrambi assolti.
Non luogo a procedere dalle accuse di truffa e abuso d’ufficio anche per i dirigenti della Provincia, Antonio Rosanò, Marco Zaccagnini, Giuseppe Fiaschetti, l’imprenditore subappaltatore Italo Cipollone e l’ex dirigente Francesco Fucetola.
Per i dirigenti Rosanò e Zaccagnini, direttori dei lavori, restano comunque aperte alcune imputazioni: a giugno, per decisione del gup, andranno a processo con la sola accusa di falso.
Tuttavia, come fa notare l’avvocato di Zaccagnini, Fabio Alessandroni, se viene commesso ai fini di una truffa che è stata ritenuta insussistente, il falso non può esserci e quindi si confida in un esisto favorevole.
Come se non bastasse, al momento della prima udienza dibattimentale, prevista per il prossimo 12 giugno, gli eventuali reati saranno già estinti per prescrizione. Alberto Orsini
L’indagine era iniziata muovendo dalla notizia che il collaudatore incaricato della verifica tecnico-amministrativa delle strutture consolidate aveva rimesso l’incarico per mancanza del deposito degli elaborati strutturali al Genio civile e del previsto collaudo statico.
Le lavorazioni di consolidamento del ponte danneggiato dal sisma (di proprietà della Provincia) iniziarono nel mese di settembre del 2009 e si conclusero nel luglio 2010, ma di fatto il ponte venne riaperto d’urgenza nel mese di dicembre del 2009.
La spesa dell’intervento fu di 2 milioni di euro. A seguito delle acquisizioni documentali e dell’espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio, fu ipotizzato che alcune lavorazioni previste dall’amministrazione provinciale “non erano state effettuate”, come sostiene l’accusa, “o lo erano state solo parzialmente, nonostante poi fosse stato corrisposto l’importo previsto nell’appalto, per l’ammontare sottoposto a sequestro”.
Nel corso del procedimento gli indagati sono stati assistiti anche dagli avvocati Ferdinando Paone, Roberto Madama, Guglielmo Marconi, Angela Sollecchia, Antonio Milo, e Claudio Verini.





