L’AQUILA – Un rimboschimento in deroga al termine minimo fissato per legge di 5 anni per “rimarginare le ferite inflitte al territorio” dagli incendi dolosi, “sapendo trarre da queste anche occasioni di ulteriore valorizzazione”, e “restituire alle nostre montagne il loro bene più prezioso”.

Questa l’idea del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, alla luce dell’emergenza incendi che, in una delle estati più calde degli ultimi anni, ha scatenato i piromani con roghi in 86 comuni del territorio regionale, come da censimento fatto realizzare dal governatore.

Sul tema un incontro si è già svolto e un altro, con alcuni interlocutori istituzionali convocati, si terrà mercoledì 13 settembre alle 16 nella sede regionale pescarese di viale Bovio con la richiesta “di intervenire avendo già elaborato un’ipotesi risolutiva della vicenda”.

Secondo quanto appreso da fonti regionali, inoltre, D’Alfonso potrebbe provare a far fruttare l’appellativo fin troppo spesso utilizzato a vuoto nei decenni di “regione verde d’Europa” chiedendo proprio all’Europa, e quindi alle istituzioni comunitarie, un aiuto eccezionale viste le dimensioni della tragedia verde.

La legge quadro sugli incendi, la numero 353 del 2000, al comma 1 dell’articolo 10, citato da D’Alfonso, dispone appunto il termine di 5 anni tra il rogo e la piantumazione di nuovo verde con spesa di fondi pubblici “proprio per combattere la spirale perversa incendi-interventi di rimboschimento”, per usare le parole del Forum H2o che depreca l’iniziativa del governatore, eppure sono presenti deroghe che hanno attirato l’attenzione dalfonsiana.

Il divieto, infatti, scatta “salvo specifica autorizzazione concessa dal ministero dell’Ambiente per le aree protette statali o della regione, per documentate situazioni di dissesto idrogeologico e nelle situazioni in cui sia urgente un intervento per la tutela di particolari valori ambientali e paesaggistici”. Uno spiraglio in cui infilarsi.

D’Alfonso nella sua nota ricorda le “situazioni di particolari criticità ambientali nella montagna morronese, nel comune di Sulmona, oltre a quelle devastanti di Campo Imperatore, già bonificate, dei giorni scorsi, che, sommate ad altri numerosi incendi piccoli e grandi ovunque sviluppatisi, hanno sconvolto la serenità di interi paesi e distrutto un patrimonio forestale ormai non più eguagliabile per bellezza e difficilmente recuperabile per estensione”.

Gli incendi “hanno deturpato boschi posti in aree di pregio, in zone protette e in parchi regionali e nazionali e hanno aggravato, in alcuni casi, situazioni di dissesto idrogeologico già pericolosamente conclamate”, ecco perché, a suo dire, “occorre programmare specifici interventi di ripiantumazione e rimboschimento”.

Proprio come il citato Forum H2o, che parla di “ratio della legge ben chiara” e di “annunci che, a maggior ragione, dovrebbero essere evitati in questo periodo”, non tutti comunque hanno apprezzato l’iniziativa.

“È assurdo che D’Alfonso solo oggi si renda conto dell’esistenza in Abruzzo del patrimonio boschivo e delle bellezze naturali dopo essere stato il fautore della soppressione del servizio Foreste, smantellato l’ufficio Uso civico, impegnati nel Psr solo 9 milioni di euro per le misure forestali tra cui la prevenzione degli incendi rispetto al triplo del passata programmazione, chiuso i vivai forestali e letteralmente abbandonate le foreste al loro destino”, sbotta il presidente della commissione di Vigilanza e consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo.

“Sarebbe opportuno che nella stima degli ettari di rimboschimento venissero inseriti anche i boschi spazzati via dalle slavine – aggiunge il sindaco di Pratola Peligna, Antonella Di Nino – Alla luce di quanto considerato finora, tuttavia, è bene concentrarsi, prima che sulle attività di rimboschimento, sulle attività di spegnimento di questo fuoco che arde incessantemente da domenica scorsa. E nel pieno di una situazione incerta e drammatica, ritengo che sia arrivato il momento di coordinare un fronte comune di sindaci del territorio”.