ROMA – Accelerare sui tempi di ricostruzione, predisponendo con una mano tutte le accortezze per migliorare la vita delle persone sui territori, supportando con l’altra le imprese attive nel cratere: questo il cronoprogramma presentato dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci e dal commissario straordinario per la Riparazione e Ricostruzione sul Sisma 2016, Guido Castelli, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi dedicata al Dl Sisma.
Con un’avvertenza sulla tempistica: i tempi di ricostruzione devono durare tra i 9 e i 10 anni, ha annunciato il ministro.
“Sono siciliano e chi meglio di me può parlare con sconcerto dei tempi per la ricostruzione dopo un terremoto? Basti pensare a quanto è accaduto nel Belice”. Per questo “stiamo operando affinché nel prossimo futuro i tempi per completare i processi di ricostruzione post sisma abbiano una durata di 10 anni, termine che scenderà a 9 quando verrà approntato un apposito ‘Decreto Calamità’ che stilerà un quadro normativo certo con risorse pubbliche”.
Il rispetto dei tempi, ha aggiunto Musumeci, “è fondamentale per evitare che gli abitanti dei luoghi colpiti dal sisma si sentano abbandonati. Ma anche perché nel nostro Paese manca un calcolo temporale preciso per completare il processo di ricostruzione con risorse pubbliche. Anche per questo questo stiamo operando per stabilizzare i 591 tecnici impegnati nella ricostruzione, cosa che dovrebbe essere completata a fine 2023”.
Sul capitolo risorse Musumeci ha poi puntato il dito sul fatto che la ricostruzione del Centro Italia ha evidenziato un rallentamento causato anche da una congiuntura particolarmente critica che ha connotato gli ultimi anni.
Infatti “dei 27 miliardi di stima complessiva di costo per i soli interventi privati, ne sono stati liquidati 2,7 per l’avanzamento effettivo dei lavori”.
La cornice operativa del dl è giudicata con favore da Castelli: “L’auspicio che il governo Meloni ha voluto trasmettere con il dl Sisma è che i territori del centro Italia colpiti dal terremoto non diventino mai marginali o residuali. Per questa ragione posso dire che questo provvedimento contiene molti elementi innovativi per guardare con fiducia alla ricostruzione”. Il commissario ha ricordato che “il decreto prevede anche che i comuni del cratere possano formare le classi scolastiche – fino al 2028-2029 – nel rispetto delle norme vigenti, strumento che potrà essere molto utile per battere la desertificazione dei territori”.
Poi le imprese: “il decreto ci ha consentito di essere particolarmente efficaci per gli immobili produttivi, che fino a poco tempo erano tenuti ad anticipare i costi dell’Iva per affrontare i lavori di edilizia”. Questa norma ha consentito una sterilizzazione dei costi pari a 70 milioni di euro, a fronte di 2.600 domande per un importo di 431 milioni di euro.
L’insieme dei 591 tra professionisti e tecnici che potranno essere stabilizzati alla fine del 2023, avendo maturato al 31 dicembre 2023 almeno 3 anni di servizio, sono composti da 139 tecnici e amministrativi dell’Ufficio speciale per la Ricostruzione (Marche 94, Lazio 19, Abruzzo 24, Umbria 2) e da 452 professionisti e tecnici degli enti pubblici locali, quindi Comuni, Province e Enti Parco (Marche 287, Lazio 67, Abruzzo 68, Umbria 30). Sulle scuole gli interventi contemplati dal Programma valgono in tutto 1,3 miliardi per 450 interventi.
I 450 edifici scolastici finanziati, nei comuni dentro e fuori il cratere del 2016, sono così ripartiti: 76 in Abruzzo, 56 nel Lazio, 222 nelle Marche e 96 in Umbria.
Infine sono state armonizzate alcune situazioni di disparità tra ricostruzione leggera e pesante e tra Comuni dentro e fuori il cratere, con 3.500 interventi per un valore di 1,6 miliardi.







