L’AQUILA – Si prevedeva uno tsunami con la doppia preferenza di genere uomo-donna alle elezioni comunali dell’Aquila e tanto è stato.

“Doping” capace di gonfiare a dismisura i voti personali, segnalatore per rendere riconoscibili e monitorabili le scelte nel segreto dell’urna, strumento per marciare insieme e colpire divisi scambiandosi, talvolta, l’un l’altro vicendevoli “cajole”: questo il vero ruolo svolto dalla doppia chance che, invece, sulla carta avrebbe dovuto offrire più opprtunità alle donne.

È stato così solo in parte. Sono in minoranza le candidate che hanno preso orde di voti grazie all’abbinamento con un candidato maschile forte, in alcuni casi perfino sopravanzandolo e in certi altri sbattendolo fuori dall’aula consiliare.

Dopo aver parlato con alcune fonti interne alle coalizioni, AbruzzoWeb è in grado di svelare alcuni dei segreti dei “signori del voto” che hanno saputo maneggiare nel migliore dei modi questo meccanismo, a cominciare dal centrosinistra che al ballottaggio sosterrà Americo Di Benedetto.

La stragrande maggioranza dei “ticket” o “tandem” che dir si voglia, ha solo funto da moltiplicatore del consenso del maschietto di turno che, abbinandosi a tre, quattro, cinque e, in alcuni casi limite, quasi dieci donne, ha avuto tanti e tanti voti in più, in cambio sostanzialmente di nulla.

Al contrario, il caso da manuale in cui così non è stato e il ticket è stato “monogamo” è quello tra Emanuela Iorio, assessore allo Sport uscente, a tutti gli effetti star a sorpresa di questa tornata come seconda più votata a 660 voti, e Antonio Nardantonio.

Spot assieme, santini assieme, campagna assieme e l’unione ha fatto bene a tutti: lei ha triplicato i 201 dell’altra volta, centrando, tra l’altro, decine e decine di preferenze nel territorio di Preturo che le sarebbe alieno; lui quasi raddoppiato da 258 a 450, allargandosi all’Aquila città grazie al sapiente operato della pediatra.

In altri casi, l’eccessivo appoggio a un candidato presunto “debole” ha finito per aprirgli, o meglio aprirle, un’autostrada verso un seggio.

Si pensi all’assessore uscente al Sociale Emanuela Di Giovambattista, accreditata alla vigilia di ben pochi voti, anche perché, secondo molti, ha gestito il suo settore senza adottare una logica clientelare: sembrava il classico caso in cui un comportamento virtuoso non paga.

A moltiplicare, invece, le sue preferenze, ci hanno pensato vari tandem da un lato e dall’altro un appoggio “esterno” di peso, quello di Pierpaolo Pietrucci.

Sulla base dei conti degli esperti delle cose del centrosinistra, il consigliere regionale dovrebbe aver convogliato su di lei circa 150 preferenze, con la doppia preferenza ne sono arrivate altre 120 ripartite in parti uguali grossomodo tra Stefano Albano, Carlo Benedetti e Stefano Palumbo, che pure erano tutti e tre candidati alle prese con la loro corsa: 270 voti in dote e totale schizzato a 375, un successone.

A proposito di Albano, il segretario dem è terzo in lista a 517, grazie anche ad alcuni ticket, quelli con Elisa Corsi e Debora Serpetti, mentre non risulta che suo padre Vito, stimato medico e sfidante di Cialente alle primarie 2006 tra le file della Margherita, abbia fatto particolare campagna tra i suoi pazienti. Albano jr ha avuto comunque appoggi importanti, sia da, ancora una volta, Pietrucci, sia dal vice presidente della Giunta, e candidato sindaco mancato per sua precisa scelta, Giovanni Lolli.

Citare quest’ultimo introduce un altro tema, il comportamento della triade che, da decenni, governa il centrosinistra cittadino.

Massimo Cialente, per esempio, non ha “portato” nessuno in particolare, si mormora in casa dem.

C’è stato appoggio iniziale nei confronti di Leonardo Del Re, figlio del fidato Agostino, leader di Cna e plenipotenziario delle partecipate, ma anche sulla collega Antonella Santilli, medico pediatra. Poi, negli ultimi giorni, Max ha mollato tutto, invitando al massimo, ma senza troppa foga, a votare Palumbo.

Quest’ultimo ha costruito un grandissimo risultato personale, 577 e secondo più votato nel Pd, grazie ai citati appoggi di Cialente e Pietrucci, ma anche con una serie di ticket: tra le sospettate, le citate Santilli, Iorio, Di Giovambattista e Corsi.

A colpire gli analisti anche un tandem che ha avuto un gran successo, quello tra Fabrizio D’Alessandro, peraltro anche neo presidente della Provincia negli stessi giorni (nomina contestata oggi) e Valentina Raparelli.

Sono 344 i voti per lui, 221 quelli per lei nonostante entrambi vivano fuori L’Aquila, Barisciano e Scoppito, si fa notare: santa Stefania (Pezzopane) ci ha messo mano, portando prezioso carburante renziano a due suoi pupilli.

Uscendo dal Pd, chi è accreditato di avere sfruttato i tandem come trampolino sono gli ex dipietristi Lelio De Santis, capolista di Cambiare insieme, civica confezionata su misura per il suo successo, e Angelo Mancini, stessa storia nella civica L’Aquila sicurezza lavoro con l’accorta regia di Enrico Verini: fino a quattro donne ciascuno a portare “acqua” alla causa, si calcola.

Situazione simile tra i Democratici e socialisti: tandem tra Giuliano Di Nicola ed Elisabetta Vicini che si è ritorto contro il consigliere uscente, superato 390 a 367 dalla legale figlia dell’ex assessore cialentiano Giancarlo e rimasto fuori dal Consiglio. Poco male: se vincerà Di Benedetto, un posto in Giunta magari sarà per lei, uno in aula per il primo dei non eletti, quindi lui.

Tra i Socialisti e popolari, non sembra avere influito più di molto l’apporto femminile sul segretario del Psi Gianni Padovani, che ha preso 306 voti, 40 meno del 2012, per lo più “suoi”. I numerosi ticket di cui era accreditato Venanzio Cretarola, ex presidente del Consorzio Lavorabile e presidente dell’associazione Lavori@mo per L’Aquila, nonché protagonista del “caso degli sms” inviati rivendicando di aver “occupato 500 aquilani dopo il sisma” e contestati dal centrodestra, non lo hanno issato a più di 250 consensi.

In questa situazione, chi ha giocato contando solo sui suoi voti ha sbagliato e si è ritrovato in braghe di tela: tra i casi più clamorosi, gli ex assessori Maurizio Capri e Pietro Di Stefano, il consigliere uscente e solitamente tra i più votati Adriano Durante, il presidente del Consiglio degli ultimi 10 anni Carlo Benedetti, il braccio destro di Adb alle primarie, Alessandro Tomassoni, l’ex assessore e direttore amministrativo Arta (ora in pensione) e organizzatore della Perdonanza Alfredo Moroni, il consigliere e assessore di anzianità quarantennale Pasquale Corriere e così via.