L’AQUILA – Il progetto C.a.s.e. dell’Aquila “non ha rispettato le specifiche disposizioni del regolamento del Fondo di solidarietà dell’Unione europea (Fsue) perché tramite il progetto sono stati costruiti edifici permanenti invece di case provvisorie”.

C’è questo estratto di un verbale della Corte dei conti europea del 2013 ad avvalorare le recentissime dichiarazioni allarmistiche del sindaco uscente del capoluogo, Massimo Cialente, per le quali i 4.450 alloggi sono teoricamente a rischio di abbattimento in quanto provvisori, anche se, come spiega ad AbruzzoWeb il vice presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, “allo stato mi sembra che ormai questa sia una questione tutta italiana e che non riguarda le istituzioni comunitarie”.

I 19 nuovi quartieri cittadini sono tornati sotto la lente di grandimento, e ovviamente terreno di scontro in campagna elettorale, dopo la scoperta di difetti di costruzione in una palazzina che ha costretto a evacuare una settantina di persone, emergenza che fa il paio con il crollo di balconi e il sequestro di 800 terrazze in un processo penale tuttora in corso.

Lo scoglio europeo nasce dal fatto che, all’epoca del sisma, il regolamento del Fsue disponeva che il Fondo di solidarietà potesse essere utilizzato “unicamente per ‘interventi di emergenza’ (essential emergency operations), inclusa la realizzazione di ‘misure provvisorie di alloggio’ (temporary accommodation)”.

Non contemplato, invece “il finanziamento di progetti di vera ricostruzione. Il campo d’azione dell’Fsue è limitato alle più urgenti necessità, mentre la ricostruzione a più lungo termine deve esser lasciata ad altri strumenti”.

A giudizio della Corte, quindi, “il progetto C.a.s.e., che ha fornito una sistemazione alloggiativa duratura e sostenibile, non ha rispettato gli obiettivi dell’Fsue. Per di più, si prevede che gli appartamenti del progetto C.a.s.e. generino in futuro notevoli entrate, sebbene il regolamento istitutivo dell’Fsue non preveda tali eventualità”.

L’accusa, all’epoca (2013) venne smantellata, grazie anche allo scontro fratricida con la Corte dei conti europea da parte dei responsabili della Commissione europea, che avallarono le scelte dell’Italia.

E così, il rischio di una procedura d’infrazione nei confronti del governo italiano fu messo a tacere, grazie anche all’audizione a Bruxelles dello stesso Cialente e altre autorità che affrontarono i “tecnocrati” con spirito battagliero, cercando di spiegare la peculiare gravità del post-terremoto aquilano.

Ora, però, a 20 giorni dalla fine del suo mandato decennale, e in piena campagna elettorale il sindaco uscente ha riportato d’attualità il tema, anche se nessuna norma europea parla di “abbattimento”: al massimo, in linea teorica, l’Italia dovrebbe restituire 350 milioni alla Ue al termine di un lungo e complesso iter che, comunque, quattro anni fa è stato scongiurato.

In tal ottica, peraltro, non si capisce come mai lo Stato dovrebbe investire una somma che fonti dei costruttori aquilani stimano in 25 milioni di euro ulteriori per distruggere e, soprattutto, smaltire le 19 new town.

“Nel novembre 2009, l’Unione europea, tramite il proprio Fondo di solidarietà (Fsue), ha fornito un contributo di 500 milioni di euro alle operazioni di emergenza italiane – spiega la nota – Circa il 30% (144 milioni di euro) del contributo dell’Fsue è stato destinato a interventi sotto ogni profilo ammissibili ai sensi del regolamento istitutivo”.

L’operazione-C.a.s.e., invece, “ha assorbito il 70 % del finanziamento, 350 milioni di euro (cui il governo italiano ne ha aggiunti altri 700, ndr). La strategia prescelta per il progetto Case ha soddisfatto le necessità abitative di 15 mila delle persone colpite dal sisma – continua la nota – ma non ha risposto in modo tempestivo e con sufficiente capacità agli effettivi bisogni della popolazione. Gli edifici costruiti nell’ambito del progetto Case sono stati molto più cari rispetto a quelli costruiti in situazioni normali”.

L’audit della Corte dei conti europea ebbe luogo nel periodo novembre 2011-febbraio 2012 e riguardò un campione di cinque procedure d’appalto e 12 contratti per la costruzione di edifici e la fornitura di arredi, calcestruzzo, pilastri e isolatori sismici.

Il campione copriva il 35 % delle somme a contratto per il progetto C.a.s.e.. Le analisi documentali furono accompagnate da colloqui con personale del dipartimento della Protezione civile e sopralluoghi presso la sede di quest’ultimo, i siti dei progetti e i principali attori nella zona del sisma.