L’AQUILA – “La rivolta della carriole ed il suo popolo che in quei mesi si riappropriò finalmente della sua città e della sua ricostruzione, sino a quel momento nemmeno iniziata, sono un patrimonio comune della città dell’Aquila, ed il fatto che Brunetta lo offenda rivela solamente quanto sia un soggetto distante e del tutto estraneo a questo territorio”.
Si legge in una nota della coalizione sociale L’Aquila Chiama con Carla Cimoroni candidata sindaca per L’Aquila, in merito alle recenti dichiarazioni di Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, a margine della sua visita nel capoluogo d’Abuzzo a sostegno del candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Biondi.
“Dov’è il popolo delle carriole? Me ne ricordo benissimo, per me è una ferita ancora sanguinante – le parole di Brunetta – Rispetto a quello che abbiamo fatto, non dimentico gli insulti e non li perdono. Ma essendo un buono, la migliore vendetta sarà vincere le elezioni”.
“Di certo Brunetta, come afferma – polemizza la coalizione per Carla Cimoroni – ricorda benissimo delle carriole, perché quei giorni – paragonabili per intensità solo ai moti del 1971 – segnarono la fine del regime mediatico secondo cui L’Aquila era già stata ricostruita e gli aquilani delle semplici comparse di cui servirsi a scopo personale per un’operazione di consenso politico nazionale.
“Brunetta ricordi che gli aquilani sono forti e gentili sì, ma fessi no però, e sono fieri della forza e dell’unione con cui hanno saputo far comprendere, con le carriole e le altre imponenti manifestazioni, all’allora Governo, i bisogni ed i diritti dei terremotati al di là delle appartenenze partitiche e dei giochi della Politica. Si ricordi anche, Brunetta, che la ricostruzione di un territorio a seguito di un evento catastrofico è un dovere preciso del governo, non una generosa elargizione per cui ringraziare. Lo rifaremmo oggi senza indugio”, prosegue la nota.
“Gli aquilani sono avvertiti: dietro l’immagine di anti-sistema che si sta dando il candidato Biondi in questa campagna non ci sono nient’altro che vecchi interessi e vecchi personaggi. Con lui come Sindaco significherebbe solo passare da un gruppo di imprenditori ad un altro. Il punto invece è che in questa città il potere politico deve diventare finalmente indipendente da quello economico per assicurare una ricostruzione giusta, lavoro per tutti ed una maggiore redistribuzione delle ricchezze”, si legge infine.





