L’AQUILA – La Corte dei conti indaga sulla “mancia” dello 0,2% degli importi dei lavori del Masterplan per l’Abruzzo destinata come compenso extra ai componenti della speciale task force incaricata di coordinare i 77 interventi da 1,5 miliardi, della quale fanno parte, però, anche dipendenti della Regione Abruzzo.
Un “pugno nello stomaco” per l’amministrazione regionale da parte della magistratura contabile che arriva in un momento delicatissimo, in cui i giudici penali stanno vagliando la gestione complessiva dell’ente negli ultimi 2 anni, in una mega inchiesta sugli appalti con 11 filoni aperti e 33 indagati noti al momento.
È la stessa Regione, comunque, a dare ragione alle contestazioni della Corte: a farlo è niente meno che il direttore generale della Regione Abruzzo, Cristina Gerardis, in una lettera del 23 febbraio scorso, inviata al procuratore regionale Maurizio Stanco.
Una nota in cui il vertice della macchina amministrativa ammette che non è possibile attribuire compensi per 3 milioni di euro complessivi ai componenti della task force e, perciò, la delibera di Giunta numero 402 del giugno 2016 va modificata.
A evocare l’intervento della Corte era stato, lo scorso novembre, il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, presidente della commissione di Vigilanza.
I giudici contabili hanno messo sotto mira la decisione del presidente, Luciano D’Alfonso, di destinare lo 0,2 per cento dell’importo del Masterplan dal valore di 1,5 miliardi di euro, alla task force composta anche da fedelissimi del presidente, molti facenti parte del suo staff.
Nel rispondere alle richieste di chiarimenti, la Gerardis dà dunque ragione alla Corte dei conti, e di fatto smonta la legittimità di quanto deciso dall’esecutivo regionale, che già aveva determinato una bufera politica.
“Sembra potersi affermare l’opportunità di un intervento emendativo della delibera di Giunta 402 del 2016 per ciò che concerne la previsione di uno ‘specifico compenso aggiuntivo al trattamento stipendiale percepito’ pari allo 0,2% dell’importo degli interventi del Masterplan – scrive il direttore generale – E infatti, con riguardo al personale regionale, vige un chiaro principio di onnicomprensività delle retribuzioni”.
Insomma i componenti della task force non possono essere retribuiti due volte, come dipendenti (anche a tempo) della Regione e come coordinatori, supervisori e coordinatori del Masterplan.
Con buona pace dei diretti interessati, ovvero dell’ex consigliere regionale Claudio Ruffini, capo dell’ufficio della segreteria del presidente, Emidio Primavera, direttore del dipartimento Governo del territorio, Ebron D’Aristotile, direttore del dipartimento Risorse e organizzazione, che di recente ha chiesto, però, di essere assegnato alla sola dirigenza del servizio Bilancio.
E ancora, Fabrizio Bernardini, dirigente del servizio Gabinetto della presidenza e da pochi giorni direttore “ad interim” del citato dipartimento Risorse, Andrea Marconi ed Evelina D’Avolio, che è anche componente del cda di Tua, la società unica dei trasporti regionali.
Negato il doppio compenso anche ai componenti dell’ufficio di segreteria del presidente, Sergio Di Pietrantonio, Sabrina Saccomandi e Fabio Ferrante, quest’ultimo consigliere comunale di Lettomanoppello (Pescara), paese di cui è originario come pure il governatore, D’Alfonso.
Ruffini e Ferrante sono indagati nell’ambito della maxi inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila su una serie di appalti gestiti dalla Regione.
Tra i 33 indagati, in 11 fronti investigativi attualmente aperti, dirigenti e funzionari regionali, professionisti esterni, imprenditori, oltre al presidente D’Alfonso, e agli assessori regionali Marinella Sclocco, Silvio Paolucci e Dino Pepe.
La Gerardis nella sua lettera tiene, però, a sottolineare anche che “le citate deliberazioni di Giunta, non hanno a oggi comportato per l’erario regionale alcun esborso”.
I dipendenti regionali coinvolti nella task force, scrive poi la Gerardis “in questa attività percepiranno, in caso di positivo ottenimento del risultato unicamente, la retribuzione incentivante prevista dal relativo contratto nazionale e decentrato. Ulteriori indennizzi – rimarca – costituirebbero infatti una duplicazione indebita”.
A vietare questa duplicazione di compenso, del resto, sono le leggi citate dalla stessa Gerardis, come la legge regionale 34 del 2007, “Disposizioni di adeguamento normativo e per il funzionamento delle strutture”, che all’articolo 8 è molto chiara: “Nessun compenso viene riconosciuto ai componenti degli organismi regionali che partecipino ai relativi lavori in qualità di rappresentanti di categoria o quali dipendenti della Regione o di enti ed organismi subregionali”.
Un principio ribadito anche da pareri della Corte dei conti sulla “onnicomprensività del trattamento economico, trattandosi di attività interconnesse al rapporto tra il dirigente e l’amministrazione, che rientrano nelle normali incombenze e pertanto sono considerate già comprese nella determinazione del trattamento economico complessivo”.
A lanciare strali contro questi compensi extra erano stati, all’indomani dell’approvazione della delibera, le opposizioni di centrodestra e Movimento 5 stelle, il già citato Febbo e il pentastellato Domenico Pettinari.
La maggioranza, e in primis D’Alfonso, avevano però risposto con una nota del consigliere regionale Alberto Balducci, evidenziando che, per quanto riguarda i componenti dell’ufficio di presidenza della Giunta regionale coinvolti nella partita del Masterplan, i dieci citati nella delibera, avrebbero ricevuto 2.900 euro l’anno, visto che l’impegno avrebbe avuto una durata di 6 anni, e l’intera somma sarebbe stata divisa tra i tutti i componenti della task force, quantificata da Balducci nel numero di 35.
A distanza di qualche mese, la Gerardis ha premura invece di scrivere che “in siffatto contesto si rassicura codesta onorevole Corte sul buon esito delle sopradescritte azioni in sede di autotutela, atte a eliminare, anche via astratta, ogni possibile violazione del principio di onnicomprensività evocato e di scelta di politica di spese riservate al legislatore regionale”.
Ovvero, neanche 2.900 euro l’anno possono essere erogati.





