TERAMO – Altro terremoto nella Lega: il consigliere regionale Emiliano Di Matteo, ex sindaco di Ancarano, si è dimesso da vice coordinatore regionale del partito di Matteo Salvini e ha invocato “una prossima segreteria regionale per discutere quanto accaduto e quanto dovrà accadere”.
Casus belli, come riferisce il quotidiano on line Certa stampa, il “tradimento” della Lega perpetrato nei confronti del candidato alla presidenza della Provincia Massimo Vagnoni, sindaco di Martinsicuro, con i voti, in particolare dei consiglieri di Giulianova, del sindaco Jwan Costantini, andati all’ultimo momento al candidato, poi risultato vincente, Camillo D’Angelo, sindaco di Valle Castellana appoggiato da centrosinistra nel comune di Teramo, del sindaco ricandidato alle comunali di primavera, Gianguido D’Alberto, oltre che da Italia viva e M5s.
Ma il malessere di Di Matteo covava da tempo, per gestione del partito di cui è coordinatore regionale il sottosegretario di Stato all’Agricoltura, l’aquilano Luigi D’Eramo. Abruzzoweb ieri sera ha più volte cercato di contattare Di Matteo, che però non ha inteso rispondere.
Non è chiaro infatti se sarà intenzione di Di Matteo anche quella di andare via dalla Lega e dal gruppo in consiglio regionale, dove dai dieci che erano stati eletti nel 2019 sono ora sette i rappresentanti salviniani. Ad esserne già andati via infatti Simone Angelosante, Tony Di Gianvittorio e Manuele Marcovecchio, che hanno costituito il gruppo Valore Abruzzo, federato ora con Forza Italia.
Certo è che sono duri i toni sia nella lettera inviata ai vertici del partito, sia, e ancor di più, di un post di fuoco sul suo profilo facebook in cui arriva ad affermare di “essere mio malgrado all’interno di un circo fatto di giocolieri, acrobati ma soprattutto pagliacci”.
Nella nota di addio al partito ha scritto Di Matteo: “debbo constatare che debbo essere stato molto distratto, al punto da non essermi accorto che il Partito aveva deciso alle elezioni del Presidente della Provincia di Teramo di giocare su due tavoli: uno ufficiale sostenendo (Vagnoni) ed uno ufficioso sostenendo (D’Angelo). Complimenti ai colleghi Quaresimale e Cardinali ed al coordinatore Costantini per essere stati così bravi nel recitare il doppio ruolo da non aver ingenerato in me alcun dubbio: comunicati stampa, incontri con Vagnoni. Tutto perfetto. Poi si vota, vince D’Angelo e viene fuori che ha vinto con in voti decisivi della Lega, tanto che oggi il dato viene rivendicato pubblicamente con una foga che neppure i sostenitori della prima ora di D’Angelo hanno avuto”.
Ha dunque tirato le somme: “Poiché però oltre che distratto, sono anche coerente, evidentemente non avendo condiviso un percorso che nessuno mi aveva illustrato o spiegato, magari salvaguardando un galantuomo come Massimo Vagnoni, non posso che prendere atto di essere nel posto sbagliato per cui rassegno le dimissioni da vice coordinatore regionale, auspicando altresì una prossima segreteria regionale per discutere quanto accaduto e quanto dovrà accadere”.
Ancora più duro è stato Di Matteo in un post su facebook: “Ho sempre pensato che essere coerenti e leali alla lunga paghi, nella vita di tutti i giorni ed anche in politica. E’ solo questione di aspettare che quel galantuomo chiamato Tempo faccia il suo corso!! Sono ancora più convinto di tutto ciò alla luce di quanto accaduto negli ultimi 10 giorni, ovvero dopo l’elezione del Presidente della Provincia di Teramo.. Sono stato zitto in questi lunghissimi 10 giorni, perché mi sono voluto dare uno spazio di riflessione ed ho voluto concedere a qualcuno/a uno spazio di redenzione: sì REDENZIONE rispetto ad un mandato politico tradito, calpestato, deriso semplicemente sulla base dei propri piccoli tornaconto personali. Poi se una Persona perbene (Vagnoni) viene tradita che importa, se il nostro Partito(Lega) mortificato fa nulla”.
E ha concluso: “Scopro addirittura che tutto era stato organizzato, pianificato…tanto che qualcuno/a è arrivato a farsene vanto pubblicamente e sui social. Complimenti! Ma adesso continuo io però. Perché mi ero ancora una volta illuso di avere a che fare con persone serie ed invece sono ancora una volta deluso dall’amara constatazione di essere mio malgrado all’interno di un circo fatto di giocolieri, acrobati ma soprattutto pagliacci: quando ero bambino al circo andavo volentieri, mi piaceva pure tanto, ma non ho mai desiderato farne parte, mi dispiace. Ad ognuno il suo”.






