PESCARA -“Otto donne su 10 dichiarano di aver subito conseguenze negative al lavoro dopo la nascita del figlio. Il 60% delle donne teme ripercussioni sul lavoro e decide di rimandare di essere madre. La donna è costretta a rinunciare alla prospettiva lavorativa o rinunciare ai figli per il lavoro. La dicotomia tra donna di casa e donna in carriera dovrebbe essere superata. L’operato del governo? Non incentiva la natalità, non vuole adottare neanche un salario minimo, che è fondamentale. La maggioranza non fa nulla per sostenere l’occupazione. Il governo taccia i giovani come fannulloni e divanisti”.
Lo ha dichiarato Daniela Torto, deputata camera M5S, nella trasmissione “Nautilus” condotta da Vanessa Piccioni e Francesco Fratta in onda su Cusano News 7.
“Parto da alcuni dati – afferma Torto – da una ricerca di Sfera Medi Group risulta che 8 donne su 10 dichiarano di aver subito conseguenze negative al lavoro dopo la nascita del figlio. Il 60% delle donne teme ripercussioni sul lavoro e decide di rimandare di essere madre. La donna è costretta a rinunciare alla prospettiva lavorativa o rinunciare ai figli per il lavoro. Questo porta ad un tasso di natalità che si avvicina allo zero e ci dà popolazione più vecchia. Proprio ieri, la signora Alice alle Iene è stata messa da parte nel lavoro dopo essere rimasta incinta del secondo figlio. Siamo società costruita sulla parità di genere ma che non si concretizza, siamo lontani dalle pari opportunità”.
Riguardo alla fuga dei cervelli. “Io sono la prima firmataria di una proposta di legge che nella scorsa legislatura è stata votata per la fuga dei cervelli, affinché i giovani possano trovare un futuro stabile. Non solo per lo studio delle proprie conoscenze, ma anche per la possibilità di mettere su famiglia associata al proprio lavoro. Faccio una constatazione: il governo non agevola la natalità, costruendo un percorso come è stato fatto in legge di bilancio. Purtroppo devo constatare che sono state ripristinate tutte le condizioni per la precarietà lavorativa: il ritorno dei voucher e l’abolizione del decreto dignità, e quindi siamo tornati a concezione che lega il mondo del lavoro a contratti a termine”.






