L’AQUILA – Una storia che continua, tra fondazione e ricostruzione dell’Aquila con il giallo della data non precisa, “perché forse si è sbagliato Buccio di Ranallo”, lo storico tradizionale della città.

Questo lo snodo centrale del convegno che ha fatto da cornice alla manifestazione per i 750 anni dalla rifondazione dell’Aquila Angioina, ed è proprio questo il filo conduttore tra una ricostruzione storica, del 1266, e quella recente, del 2016, entrambe sia edilizie che civiche.

Una riscoperta dell’identita cittadina a partire dalla memoria storica, come sottolineato da Walter Capezzali della Deputazione di Storia Patria, “che deve farci riscoprire il ricco passato di questa città senza, però, esserne schiavi”.

Al convegno, che si è tenuto nell’atrio del Palazzo delle Opere pubbliche in piazza San Bernardino, sede del provveditorato interregionale, oltre a Capezzali sono intervenuti anche il docente universitario Fabio Redi, che ha illustrato come nel cinquantennio dopo il 1266 la città si presentasse come “un immenso cantiere, con la realizzazione di alcune delle opere più significative e la definizione dell’impianto urbanistico angioino. Cantiere allora come oggi”.

L’Aquila fu fondata nel 1254 (e i veri 750 anni ricorsero nel 2004, peraltro senza troppa enfasi). Ma solo cinque anni più tardi, la città fu distrutta da Manfredi di Svevia per essere rimasta fedele alla Chiesa nella guerra tra papato e impero. Il 1266 è, quindi, la data della rifondazione angioina della città.

Sulla datazione della rifondazione è intervenuto l’altro prof accademico Carlo De Matteis, commentando e confrontando la Cronaca di Buccio che riporta il 1265, con la storia ufficiale che colloca invece tra il 1266 e il 1267 la possibilità che Carlo II d’Angio fosse investito dell’autorita necessaria per concedere il permesso di rifondare L’Aquila.

Una città che esistesse invece ben prima della fondazione del 1254, a opera di Corrado IV e non Federico II come da sempre si considera, è stato il tema dell’intervento di monsignor Orlando Antonini, con la descrizione approfondita dell’architettura sacra aquilana delle origini che potrebbe spostare l’anno zero al 1229, con la lettera di Papa Gregorio IX al vescovo di Forcona che concesse il permesso di fondare una Civitas ad Aquila.

Anche il sindaco, Massimo Cialente, e il direttore generale della Asl, Rinaldo Tordera, tra il numeroso pubblico che ha preso parte all’evento.

Sullo sfondo del convegno, la mostra fotografica “Tesori aquilani in esilio” ha voluto far conoscere alcune delle tante opere d’arte del territorio finite in giro per il mondo.

In piazza San Bernardino, davanti alla Basilica, durante lo svolgimento del convegno, i “Falconieri dell’Aquila” , gli sbandieratori dei gruppi “ Bandierai dei Quattro Quarti” e “Gruppo storico sbandieratori e figuranti” e le compagnie “Uomini d’Arme”, “Compagnia Rosso D’Aquila” e gli “Arcieri storici medievali” hanno dato vita a rievocazioni di scene di vita medievale dopo aver sfilato in tre distinti cortei partiti da piazza Palazzo, piazza Duomo e dalla Fontana luminosa.

A chiudere i tre cortei, riunitisi ai Quattro Cantoni per dirigersi in piazza San Bernardino, il lungo tricolore del gruppo civico Jemo Nnanzi, steso poi dalle finestre del palazzo delle Opere pubbliche.

E per finire, una maxi torta di pan di Spagna alla crema pasticcera a forma di numero 750 e decorata in pasta di zucchero, realizzata dagli allievi dell’Istituto Alberghiero per celebrare degnamente i tre quarti di millennio dalla rifondazione.