L’AQUILA – Venerdì 2 febbraio 1703, 311 anni fa, il tragico “terremoto della Candelora”, che rase al suolo L’Aquila facendo circa 6 mila vittime, di cui 2.500 in città e il resto nel “cratere” dell’epoca.
Da quanto riportano le cronache del tempo e gli studi storici svolti, la scossa arrivò intorno a mezzogiorno con una magnitudo stimata di 6.7 della Scala Richter, comparando le devastazioni stimate nel X grado nella Scala Mercalli.
Una sciagura che ebbe conseguenze devastanti sulla città, che precipitò a meno di 3 mila abitanti. Secondo alcuni studi, come quello di Errico Centofanti, inoltre, il sisma ha inciso nel profondo della psiche degli aquilani, portando una mentalità disfattista che dura ancora oggi.
Un’altra delle conseguenze sociali più eloquenti è anche l’accorciamento del Carnevale che, a differenza che nel resto del mondo, è più breve, e comincia sempre dopo la giornata di oggi.
Anche in quella circostanza, come poi sarebbe avvenuto tre secoli dopo, il terremoto fu anticipato da uno sciame sismico che cominciò a interessare gran parte dell’Abruzzo aquilano.
Dopo alcune settimane di quiete, la più forte scossa dell’intera sequenza sismica, maggiore di quella che avrebbe devastato il capoluogo, ci fu il 14 gennaio 1703, nella zona tra Amatrice e Montereale, con magnitudo stimata in 6.8 Richter. Il bilancio a Montereale fu di oltre 800 morti, con crolli anche in molti paesi del Reatino.
La città vecchia, che anche 300 anni è ancora ferita a morte da un sisma, riportò gravissime lesioni in molte case, chiese e palazzi.
Proprio le chiese crollate, a causa della ricorrenza religiosa della Candelora, la presentazione al Tempio di Gesù e la purificazione di Maria, costituirono una trappola mortale per gli aquilani che celebravano il sacro rito della Candelora ed erano riuniti e ammassati dentro gli edifici sacri.
Intorno a mezzogiorno, da quanto è stato tramandato proprio durante il momento della comunione, molti tetti crollarono, seppellendo i presenti.
Della Basilica di San Bernardino rimase in piedi solo la facciata, il coro e le mura laterali, ma anche le chiese di San Massimo, San Filippo, San Francesco e Sant’Agostino furono spezzate dal sisma. Poche settimane dopo quel giorno, crollarono i campanili delle chiese di Santa Maria di Roio e di San Pietro a Coppito. (alb.or.)



