L’AQUILA – “Sono un candidato indipendente, da qualsiasi fazione politica, e ritengo anzi che la politica nell’università non debba entrare, perché deve essere libera, inclusiva, autonoma e pubblica. Le priorità devono essere la celere ristrutturazione dei nostri edifici inagibili, la disponibilità di alloggi a costi accessibili per i nostri studenti, utilizzando anche il patrimonio comunale della ‘sostituzione edilizia’, più investimenti per apparecchiature, maggior coinvolgimento dei dipartimenti nelle scelte, incentivi al personale tecnico e ammnistrativo”.

Si presenta così, nell’intervista ad Abruzzoweb, Luca Lozzi, 63enne docente di Fisica sperimentale, uno dei quattro candidati alla carica di rettore dell’Università dell’Aquila, in corsa alle elezioni, con tre turni a quorum decrescente, dal 12 giugno al 23 giugno. Una elezione di grande importanza, che dovrà decretare il successore di Edoardo Alesse, chiamato a guidare una realtà che rappresenta il volano economico, sociale e culturale dell’Aquila, con oltre 18.000 studenti e 1.500 tra docenti, ricercatori e personale.

Lozzi è direttore del dipartimento di Scienze fisiche e chimiche (Dsfc), nonché ex direttore del centro di microscopie di Univaq, e dal 2019 responsabile anche della manifestazione Street science nell’ambito della notte Europea dei ricercatori.

Suoi avversari, lo ricordiamo sono Fabio Graziosi, direttore del dipartimento di Ingegneria, Scienze dell’Informazione e matematica (Disim),  Marco Valenti, del Dipartimento Scienze cliniche applicate e biotecnologiche (Discab), direttore del Centro regionale autismo, componente del Comitato Etico Regionale per gli studi clinici, consigliere dell’Ordine dei Medici dell’Aquila e Roberto Carapellucci, ordinario del Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e di Economia (DIIIE) e presidente della Advanced Energy Systems Division (AESD) della American Society of Mechanical Engineers (Asme)

Luca Lozzi, quali sono i punti qualificanti del suo programma?

Innanzitutto tengo a sottolineare di essere un candidato indipendente, da qualsiasi fazione politica, e ritengo anzi che la politica nell’università non debba entrare. Un ateneo deve essere libero, inclusivo, autonomo e pubblico. Sottolineo, pubblico: è fondamentale che tutte le ragazze, tutti i ragazzi, indipendentemente dal reddito e condizione sociale, possano permettersi, con il supporto pubblico, di arrivare al massimo grado di istruzione, compatibilmente ovviamente con le loro capacità, le loro attitudini. Tra i punti qualificanti del mio programma c’è quello di intervenire a livello di governo, attraverso il Cri, la Conferenza dei rettori delle Università italiane, sul nodo rappresentato dal fondo di funzionamento, che il ministero assegna alle università ogni anno. Quest’anno c’è stata, dopo tanti anni, una riduzione effettiva di questo finanziamento, che ha comportato per tanti atenei un problema di bilancio. Serve poi una maggiore incentivazione del personale tecnico e amministrativo, fondamentale per l’università. Importante anche investire maggiormente in strumentazione scientifica, fondamentale per fare ricerca e didattica. Molti di noi docenti abbiamo difficoltà da questo punto di vista.

Quali devono essere invece gli elementi di continuità e quelli di discontinuità, rispetto all’attuale governance all’Università dell’Aquila?

Da un paio di anni a questa parte, l’attuale amministrazione ha attuato una ripartizione tra dipartimenti con delle regole basata sulla necessità didattica, una ripartizione che ha molto senso e che condivido. Discontinuità ci dovrà essere sicuramente per quel che riguarda il maggior coinvolgimento dei dipartimenti nelle scelte di ateneo. Penso al bilancio, alle tasse universitarie, a tante politiche che hanno sicuramente per statuto e per legge la responsabilità in capo al onsiglio dell’amministrazione, ma che di fatto coinvolgono fortemente i dipartimenti, che dovrebbero dunque essere coinvolti o almeno consultati con un certo anticipo.  Altro elemento di discontinuità deve essere sicuramente la rendicontazione dei progetti, a livello centralizzato, che sembra essere un tecnicismo, ma è molto importante, perché senza opportuna rendicontazione i progetti hanno difficoltà ad essere  portati avanti a livello economico e scientifico.

Quali sono le principali problematiche che riguardano l’Università dell’Aquila?  

Sicuramente una problematica importante riguarda il patrimonio edilizio, danneggiato in molti casi dal terremoto del 2009 o semplicemente vetusto e che necessita di profonde ristrutturazioni Penso a Palazzo Carli, all’ex ospedale San Salvatore, al polo di Roio. Molti di questi progetti sono in mano come stazione appartante al Provveditorato alle Opere pubbliche,  che evidentemente non riesce a seguire tutto, ed occorre intervenire.  Sono un fisico, non faccio l’ingegnere, però immagino che ci siano delle procedure per sostituire la stazione appartante. C’è poi un problema di residenzialità per gli studenti, che hanno crescenti difficoltà a trovare alloggi, che diventano anche sempre più costosi. Il Comune ha però ancora  300-400 appartamenti ricevuti con il meccanismo della sostituzione edilizia. Una parte di questi, una minima parte, verranno assegnati al Collegio di Merito ma ce ne sono molti altri a disposizione, che potrebbero essere destinati alla residenzialità studentesca.

Per il sistema universitario aquilano, la presenza del prestigioso Gran Sasso Science institute rappresenta un volano o una competizione? 

Il Gssi contiene una componente importante, quella di astrofisica e astro-particellare.
Quindi è chiaro che per il mio dipartimento, ma anche per quelli di Matematica e Informatica, rappresenta un competitor. E’ però è anche una fonte importante di contatti, di rapporti, di opportunità per i nostri studenti, i quali possono infatti partecipare ai concorsi di dottorato del Gssi, così come hanno la possibilità di collaborare con i colleghi del Gssi. E’ insomma una struttura che dà lustro alla città. C’è una competizione, certo, ma le competizioni, se fatte correttamente, aiutano.