CHIETI – A Chieti un esito ancora incerto, con un voto contestato tra centrosinistra e centrodestra, decisivo per vedere se sarà pareggio o 7 a 5 per il centrosinistra, ma dove intanto regge nel centrodestra l’asse tra il sindaco di Chieti Umberto Di Primio e la senatrice Federica Chiavaroli, targato Nuovo centro destra, che porta in Consiglio ben tre candidati.
A Pescara invece se il centrosinistra ha vinto, pur perdendo un consigliere, non canta certo vittoria il presidente della Regione Luciano D’Alfonso e lo stesso Ncd della Chiavaroli, qui schierata invece con il centrosinistra, visto che i loro candidati sono stati clamorosamente esclusi, mentre hanno fatto il pieno di voti quelli sostenuti dal parlamentare Antonio Castricone e dall’assessore regionale Donato Di Matteo, competitor di D’Alfonso all’interno nel Pd. Una sconfitta in cui qualcuno vede una pietra tombale sull’ipotesi del passaggio dell’Ncd nella maggioranza in Regione.
Questa in sintesi una possibile lettura politica delle elezioni provinciali di Chieti e Pescara di domenica che per il resto, trattandosi di elezioni di secondo livello, non hanno riscontrato più di tanto interesse presso la cittadinanza e i media. Visto che ad esprimersi con un articolato meccanismo del voto ponderato, sono stati solo gli amministratori comunali, per rinnovare le cariche in enti oramai retrocessi al “secondo livello” dalla riforma Delrio, con metà dipendenti dell’epoca d’oro, e che si occupano con sempre meno risorse a disposizione solo di viabilità, edilizia scolastica e alcune pratiche ambientali.
Cominciamo dalla provincia di Chieti. A seguito dello spoglio effettuato lunedi, il primo risultato reso pubblico è stato il successo del centrosinistra, 7 a 5, contro le due liste del centrodestra, una targata Forza Italia, con la regia del consigliere regionale Mauro Febbo e del parlamentare Fabrizio Di Stefano, l’altra patrocinata dall’asse tra Chiavaroli e Di Primio, con il secondo dato da molti in uscita dall’Ncd.
Per il centrosinistra i consiglieri eletti della lista “Chieti Provincia Unita” sono la segretaria provinciale del Pd Chiara Zappalorto, la più votata, Arturo Scopino, Antonio Tamburrino e Giovanni Di Stefano, sindaci rispettivamente di Montelapiano, Montenerodomo e Fresagrandinaria, il vice sindaco di Vasto Vincenzo Sputore, e i consiglieri comunali di Francavilla al Mare e di Perano Rocco Paolini ed Egisto Rossetti.
Non è stato invece rieletto Tommaso Coletti, ex presidente della Provincia. Una buona notizia in fin dei conti per il coordinatore Pd della maggioranza in Regione Camillo D’Alessandro, e commissario del Pd di Ortona, comune dove in primavera si vota e dove Coletti sostiene il sindaco uscente Vincenzo D’Ottavio, mentre D’Alessandro spinge per la candidata Cristiana Canosa, sua storica collaboratrice.
La lista Ncd “Insieme per la Provincia” ha eletto invece il sindaco di San Giovanni Teatino Luciano Marinucci, il consigliere comunale di Lanciano Gabriele Di Bucchianico, fedelissimi della Chiavaroli, e il consigliere comunale di Chieti Graziano Marino, sostenuto con forza da Di Primio.
Un successo, visto che Ncd non aveva in Provincia di Chieti nessun rappresentante.
La lista di Forza Italia “Obiettivo Provincia” ha eletto, almeno alla prima conta, due consiglieri: Tonino Marcello ed Emiliano Vitale, rispettivamente consiglieri comunali a San Salvo e Chieti.
Febbo però ha contestato i risultati, e nel pieno della bufera di neve che imperversa in tutta la provincia, ha chiesto il riconteggio, assicurando che in base ai calcoli corretti la partita è finita in parità, 6 a 6 e non 7 a 5 con un consigliere in più, Tiberio Pierdomenico, consigliere comunale di Caslabordino, per la lista forzista.
“Eseguendo i calcoli in modo preciso – ha spiegato Febbo – e utilizzando correttamente il modello del proporzionale puro è emerso come i risultati circolati inizialmente non siano affatto corretti: saranno 6 i Consiglieri del centrosinistra e altrettanti per il centrodestra, con 3 rappresentanti di Forza Italia e 3 della lista Insieme per la Provincia”.
E convinto dei suoi calcoli Febbo già afferma che “questo vuol dire che il centrosinistra, vincente due anni fa per 7 a 5, non ha più la maggioranza in Consiglio provinciale, una debacle del centrosinistra e in particolare del Pd evidenziata in modo emblematico dal pessimo risultato di Tommaso Coletti, già presidente della Provincia, che non è stato rieletto”.
E in effetti se davvero sarà parità, significherebbe per il Pd perdere un consigliere provinciale, in un territorio che pullula di big, oltre al citato D’Alessandro, anche l’assessore regionale Silvio Paolucci, per non parlare dei vari parlamentari chietini e dei comuni in mano al centrosinistra del calibro di Vasto, Francavilla, Lanciano e Ortona.
Uno sconfitto in terra chietina però già c’è con certezza, è l’Unione di centro che qui ha una delle sue ultime roccaforti.
Il segretario regionale Udc Enrico Di Giuseppantonio, sindaco di Fossacesia ed ex presidente della Provincia, aveva infatti stretto un accordo con Forza Italia per inserire nella lista forzista Mario De Lio, capogruppo Udc a Chieti. Ma De Lio non è stato rieletto, tradito anche dai consiglieri elettori del suo stesso partito. L’Udc nel precedente Consiglio provinciale aveva due esponenti, ora non ha più nessuno. E per Forza Italia è stato più che altro una zavorra, e non certo un valore aggiunto.
Spostandoci di poche decine di chilometri, nel capoluogo di provincia Pescara, la partita è stata di tutt’altro segno.
Qui il Nuovo centro destra si è alleato con il Partito democratico, grazie ad un patto stretto tra Chiavaroli e D’Alfonso.
Un’alleanza da molti letta come il viatico per una convergenza anche in Consiglio regionale abruzzese, dove il consigliere regionale Ncd Giorgio D’Ignazio viene dato pronto ad andare in maggioranza, sancendo così un riallineamento della politica regionale con quella nazionale, dove come noto Ncd governa con il centrosinistra.
Peccato però che l’alleanza almeno a Pescara si è rivelata un buco nell’acqua.
A vincere certo è stato il centrosinistra con 7 consiglieri contro i 5 del centrodestra, pur perdendo un consigliere. Ma il dato eclatante è che non sono stati eletti Mario Semproni, sindaco di Penne, candidato sostenuto dalla Chiavaroli, e Giorgio De Luca, sindaco Ncd a Manoppello, fortemente voluto da D’Alfonso nella lista di centrosinistra. Incurante delle vibranti proteste del Pd chietino, che hanno bollato la candidatura di De Luca “l’intrusione di un estraneo”, imposto dall’alto, ovvero dal presidente.
E difatti in pochi lo hanno votato, infischiandosene dell’autorevole endorsement di D’Alfonso.
Non solo: se si va a vedere la genealogia politica dei sette eletti nel centrosinistra ben due, Silvina Sarra, sindaco di Bolognano e Leila Kechoud, consigliere comunale di Pescara, sono stati sostenuti dal deputato Antonio Castricone, mentre Annalisa Palozzo, assessore comunale di Cepagatti ed Enzo Catani, sindaco di Picciano sono vicini all’assessore regionale Donato Di Matteo.
Sono stati cioè premiati candidati sostenuti da big che esprimono dentro il Pd, una diversa anima rispetto a quella presidenziale. Noti sono in particolare gli attriti tra D’Alfonso e Di Matteo, che assieme al collega assessore di Abruzzo civico Andrea Gerosolimo e al consigliere di Abruzzo civico Mario Olivieri, dopo essere arrivato ai ferri corti a fine novembre con il presidente è tornato nei ranghi, approvando il bilancio, non prima però di stipulare una pace armata sottoscrivendo anche un patto con il presidente, dove si promette maggiore collegialità nelle scelte e anche maggiore peso in giunta per Gerosolimo e Di Matteo.
Eletto anche Franco Galli, ex consigliere comunale Città Sant’Angelo sostenuto dall’assessore regionale Marinella Sclocco.
E infine Pietro Gabriele, consigliere comunale di Montesilvano, e Piernicola Teodoro, consigliere comunale di Pescara, forse l’unica soddisfazione per D’Alfonso.
Non è un caso che la segretaria provinciale del Pd di Pescara, Francesca Ciafardini, subito dopo l’esito del voto, ha diramato una nota in cui si evidenzia che “le alleanze che si vedono a Roma sono condizionate dalla non vittoria del 2013”.
Ed aggiunge: “Basta mettere il cappello su questo o quel consigliere, non ci sono politici che esercitano la proprietà sui candidati. Il mio è un appello proprio a loro, i politici, spero che non alimentino più questi articoli di giornale, rivendicando la paternità di questa o quella elezione”.
Un chiara bocciatura dell’asse tra Pd ed Ncd, e dunque del mentore D’Alfonso.
Altro dolore per la Chiavaroli è che nella lista del centrodestra ha preso una messe di voti, 7.722 ponderati, il sindaco di Montesilvano Francesco Maragno, esponente Ncd anche lui, che ovviamente non ha preso bene l’appoggio della coordinatrice regionale ai candidati della lista del centrosinistra, suoi concorrenti.
Insomma le elezioni provinciali possono essere lette come una sonora bocciatura dell’ipotesi di alleanza tra Ncd e Pd in Regione. E sono un punto a favore per quegli esponenti Ncd, vedi l’onorevole Filippo Piccone, che spingono verso un ritorno degli alfaniani nel campo del centrodestra, a livello locale e anche nazionale.
Per quanto riguarda il centrodestra, dove ha avuto un ruolo di primo piano il capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri sono stati eletti Vincenzo D’Incecco, consigliere comunali di Pescara, Lorenzo Silli, consigliere comunale di Montesilvano, Antonio Zaffiri, sindaco Collecorvino e Maurizio Giancola, sindaco di Scafa.
Rimasto fuori invece Eugenio Seccia, che godeva dell’appoggio diretto del coordinatore regionale di forza Italia Nazario Pagano.






