L’AQUILA – L’ex direttore dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta), Mario Amicone, non ha diritto a percepire il vitalizio da ex consigliere regionale, nel periodo tra il luglio 2014 e gennaio 2016, che gli era stato negato per effetto della legge approvata dell’ex consigliere di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo, che impedisce il cumulo del vitalizio con le indennità derivanti da incarichi in enti regionali.

Lo ha deciso la Corte dei conti, competente anche in materie pensionistiche, che ha respinto il ricorso dell’ora pensionato ex assessore dell’Udc nonché ex direttore dell’Arta.

Vale la pena, prima di entrare nel merito della sentenza, ripercorrere i rocamboleschi passaggi di una battaglia legale durata anni. Una vicenda che si inquadra nelle polemiche anch’esse di lunga data su quello che viene considerato un privilegio, di cui ancora godono, dopo la sua cancellazione a partire da questa legislatura, 109 ex consiglieri regionali, che percepiscono assegni che oscillano dai 5.000 ai 1.800 euro lordi al mese, in base alle legislature fatte all’Emiciclo. A cui si aggiungono 39 assegni mensili di reversibilità, che vanno dai 1.000 a i 2.400 euro lordi, a beneficio delle vedove degli ex consiglieri.

Una spesa annua per le casse della Regione, superiore ai 4 milioni di euro.

Amicone ha beneficiato del contestato assegno, a partire dal gennaio 2009, per un importo mensile di 2.778 euro lordi.

Nel marzo 2011 è stato poi nominato dalla Giunta di centrodestra di Gianni Chiodi direttore generale dell’Arta.

Ma poi è arrivata, nell’agosto del 2011, la legge regionale 20, presentata da Acerbo, che sedeva nei banchi dell’opposizione, ma votata anche dalla maggioranza di centrodestra.

Amicone è stato così costretto a restituire tutti gli assegni vitalizi, percepiti a partire dalla sua nomina alla direzione dell’Arta.

Ha fatto però subito ricorso alla Corte dei conti, che ha competenze su contenziosi relativi alle pensioni, che nel marzo 2014 gli ha dato ragione. Per la Corte dei conti infatti la legge Acerbo non può essere retroattiva e non può essere applicata agli incarichi in corso.

La Regione così ha versato ad Amicone oltre 111 mila euro netti di assegni vitalizi ingiustamente sospesi. Che si sono aggiunto al suo stipendio da direttore dell’Arta di 90 mila euro l’anno.

Nel marzo 2014, Amicone è stato poi riconfermato alla direzione dell’Arta dalla nuova Giunta di centrosinistra guidata da Luciano D’Alfonso. Ma il vitalizio gli è stato sospeso perché, appunto, si è ragionato, con il nuovo incarico poteva scattare il divieto di cumulo previsto dalla legge Acerbo, non più retroattivo.

A non essere d’accordo proprio Amicone, come prevedibile, che ha più volte intimato alla Regione di erogargli l’assegno, sostenendo che non di nuovo incarico si trattava, ma della prosecuzione, della proroga, di quello precedente. E dunque compatibile con la percezione del vitalizio, diritto acquisito e oramai sancito da una sentenza della magistratura contabile.

La Regione ha risposto picche e Amicone ha fatto ricorso, ma la Corte dei conti ha ritenuto non accoglibile la sua istanza.

Nella nuova sentenza, su fa riferimento proprio alla sentenza precedente, che aveva dato ragione ad Amicone. Ovvero che “fatti salvi i rapporti esauriti e i diritti acquisiti, la disciplina relativa all’assegno vitalizio e di reversibilità entra in vigore a decorrere dalla legislatura successiva”. E infatti, con la nuova legislatura la legge Acerbo è stata applicata e il vitalizio gli è stato tolto. E non vale l’argomento di Amicone secondo cui il nuovo incarico era in realtà una prosecuzione di quello vecchio, e che dunque non poteva essere revocato in base al principio del diritto acquisito. Ovvero del “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, e scordiamoci il passato”.

Ora che da gennaio è andato in pensione e non è più direttore Arta, Amicone potrà percepire legittimamente il suo assegno vitalizio. La Regione però almeno potrà risparmiarsi un altro esborso considerevole per versare gli arretrati, superiori alle 100 mila euro.

Magra consolazione, visto che comunque i contribuenti abruzzesi spendono ancora parecchi soldi per erogare gli assegni vitalizi, che spesso sono anche doppi e tripli, che si cumulano cioè con i vitalizi da ex parlamentare nazionale ed europeo.

La proposta di legge del Movimento 5 stelle per ridurre almeno in una percentuale questi assegni prende polvere sugli scaffali delle commissioni e la sua approvazione non è assolutamente nelle priorità del Consiglio regionale.

Per fortuna che il vitalizio è stato abolito nel 2011 anche in Abruzzo, come imposto dalle norme nazionali sulla spending review, ma solo a partire da questa legislatura.

Ed è stata anche elevata l’età per essere goduto: a partire dai 65 anni o, con una piccola penalizzazione economica, anche dai 60.

Prima della legge del 2011, tuttavia, gli ex consiglieri hanno cominciato a percepire il vitalizio anche dalla “tenera” età di 55 anni. Ci sono ex consiglieri come Antonio Norante che hanno dato invano battaglia nei tribunali contro questo innalzamento del limite di età.