L’AQUILA – “La sensazione è che si sta producendo in Italia, almeno come tendenza del momento, un ‘esperimento’ politico e sociale non irrilevante: la democrazia come regime di un Capo, chiamato a gestire l’emergenza, in un clima in cui l’afflato nazionale troppo spesso giustifica il ‘basta polemiche’ da parte dei gendarmi dell’ordine costituito, per cui diventa dannoso ciò che in una democrazia è sempre fisiologico, compresa la critica a come l’emergenza viene gestita, perché fa parte del racconto della crisi”.
È solo una degli spunti di riflessione dell’importante editoriale di Alessandro De Angelis, vice direttore dell’Huffington post, aquilano classe 1976, opinionista e ormai firma influente nel panorama del giornalismo italiano.
De Angelis sul suo quotidiano online focalizza l’attenzione su uno degli stravolgimenti che potrebbe determinare la pandemia planetaria del coronavirus: la sospensione causa forze maggiore delle normali dinamiche della democrazia rappresentativa. Il rischio che, “oltre alle persone, il virus infetti anche le democrazie”, aprendo la strada allo “Stato di eccezione”, alla “cultura del Capo”, alle “aule chiuse, e alla comunicazione manipolatoria”.
Offrendo strumenti di analisi, in piccola scala, anche per quello che sta accadendo in Abruzzo, dove di fatto le decisioni gravi e pesanti a livello regionale sono assunte dal presidente Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, con le sue ordinanze, con palazzo dell’Emiciclo vuoto e con i portoni serrati, senza che le opposizioni possano incidere.
Del resto, anche tutti i Consigli comunali sono “congelati”, e a tenere le redini della difficilissima partita sono in fin dei conti solo i sindaci e tutt’al più gli assessori più influenti, con i consiglieri che possono solo inondare le redazioni di comunicati stampa. azzerata anche la dialettica politica in vista delle elezioni amministrative, rinviate in autunno.
“Finora l’emergenza, drammatica, ha portato a varare provvedimenti senza precedenti con modalità senza precedenti – entra nel merito De Angelis -, attraverso cioè ‘decreti della presidenza del Consiglio’, atti per loro natura sottratti a qualsiasi controllo preventivo, dato che non sono emanati dal Presidente della Repubblica (come decreti legge e regolamenti) e non sono sottoposti a conversione in legge come i decreti legge e quindi non sono soggetti a esame parlamentare. Forse non si poteva fare altrimenti. Adesso si pone una questione, innanzitutto ai presidenti delle Camere: è possibile andare avanti così anche sulla politica economica e su tutti i provvedimenti che nei prossimi mesi andranno adottati o si impone una riflessione sul fatto che questo ‘presidenzialismo emergenziale’ manda in quarantena la democrazia? Sono i quesiti che ha posto Sabino Cassese sul Foglio: ‘Prima domanda: si può chiedere ai gestori di servizi essenziali di continuare la loro attività e non chiederlo al Parlamento? Secondo: è preferibile avere un parlamento zoppo o nessun Parlamento?’. Il riferimento è alla discussione sul voto online che cozza con la Costituzione creando, anche in questo caso, un precedente perché Costituzione impone il dibattito assembleare, ma l’assemblea espone al rischio di contagio. In Spagna il 24 saranno convertiti i decreti pendenti attraverso il voto online. In Italia la paura che poi non si possa tornare più come prima sta paralizzando l’architrave della democrazia. E già questo elemento certifica che già adesso nulla è più come prima. Insomma: si può gestire l’emergenza con la democrazia, sia pur a distanza di sicurezza oppure è già passato il concetto che è un impiccio?”.
“E già, qui ed ora, si pone un tema: come evitare che, oltre alle persone, il virus infetti anche le democrazie, in modo irreversibile: il ‘come saremo’. Sospeso (per necessità) il voto per il referendum, sospeso (per necessità) il voto per le regionali, sospese, perché luoghi di contagio, piazze, socialità, agorà, spazi di vita pubblica, il cui bisogno si propaga con i canti suoi balconi: mai, nella storia della Repubblica, si è prodotto uno stato emergenziale tale da sospendere così a lungo e in modo così radicale gli spazi di incontro pubblico nemmeno nei momenti più bui del terrorismo, nemmeno nei territori controllati dalla più cruenta delle mafie. Sappiamo, ormai abbiamo capito tutto su come funziona il contagio, che i tempi saranno lunghi, e dunque che sarà lunga anche questa paralisi. Tra i suoi rischi c’è che l’incubazione di questo ‘nuovo ordine’ di necessità porti a un deperimento della democrazia per come l’abbiamo conosciuta finora e che questo deperimento, senza scandalizzarsi tanto, sia considerato ineluttabile, nel corso naturale delle cose, di fronte a un’emergenza che lo giustifica”.






