CHIETI –  “La riduzione delle rese ad ettaro per i vini generici abruzzesi va considerata una scelta sbagliata”: è quanto si legge in una nota della Cantina sociale di Paglieta (Chieti), dopo l’annuncio del blocage operato dalla Regione Abruzzo e della diminuzione delle rese dei vini generici, con la limitazione dell’immissione sul mercato per mantenere competitivi i prezzi.

“La modifica del Dm, sull’abbassamento da 40 tonnellate a ettaro a 30 tonnellate per i vini generici abruzzesi, rischia di compromettere gravemente il sistema vitivinicolo della regione. Sull’etichetta del vino generico, bianco, rosso o rosato, non si può riportare ‘prodotto nella regione Abruzzo’, quindi il consumatore acquista la bottiglia senza poter conoscere la regione di provenienza del vino. In tal modo, le regioni che hanno rese più alte a 40 tonnellate a ettaro, come Veneto, Emili Romagna, Puglia, godono di un vantaggio ex-lege, a danno della libera concorrenza”, continua la Cantina. “Non sono più ammissibili scelte improvvisate, dettate solo da demagogia e da analisi poco profonde, e non condivise con la filiera produttiva, ma solo con alcuni che pensano di rappresentare a torto la collettività. Non tutelare in maniera adeguata i viticoltori abruzzesi significa pregiudicare anche la sostenibilità ambientale e paesaggistica. Sarebbe, infatti, inevitabile l’abbandono di gran parte delle superfici vitate, con evidenti danni sull’impatto ambientale e paesaggistico”, continua La Cantina di Paglieta.

“La scelta della diminuzione delle rese dei vini generici abruzzesi non può prescindere dall’attuale impatto economico dei vini generici nella redditività delle imprese vitivinicole. È necessario uno specifico focus sui soci conferitori delle aziende cooperative. I vini generici, infatti, hanno registrato giacenze in aumento del 2,7%. Questo dato fa emergere che la riduzione delle rese dei vini generici penalizza, fortemente, la possibilità per l’azienda viticola di recuperare reddito”, conclude il Consorzio.