L’AQUILA – Più scarno del solito, con molte aziende locali assenti perché hanno preferito il prestigio di padiglioni più blasonati, poche presenze e nessuna fila neanche all’enoteca regionale, di solito presa d’assalto.
Appariva così il padiglione 12, che l’Abruzzo condivideva con Valle d’Aosta, Liguria e Calabria, alla cinquantesima edizione del Vinitaly che si è chiuso ieri a Verona, sulle cui presenze non esistono tuttavia monitoraggi né da parte della Regione né dei produttori.
Per una defezione dell’ultimo momento, poi, lo spazio che doveva essere occupato da una grande azienda calabrese è rimasto vuoto, dando l’impressione al visitatore di una parziale smobilitazione.
Una partecipazione che è costata alla Regione più di un milione e mezzo di euro, tra cui 369 mila solo per l’allestimento assegnati con affidamento diretto come dettagliatamente riportato da AbruzzoWeb, di cui non sono soddisfatte neanche le aziende, visto che gli attesissimi buyer asiatici non si sono visti, pur essendo aumentata la loro presenza a Verona rispetto allo scorso anno.
“Il padiglione Abruzzo è morto e sepolto”, afferma senza mezzi termini Mauro Febbo di Forza Italia, puntando l’indice sulla chiusura dell’Enoteca regionale di Ortona (Chieti) che ha trasformato lo spazio nella fiera in “una pezza a colori”.
Più diplomatico il presidente del Consorzio di tutela Vini d’Abruzzo, Tonino Verna, per il quale però il bilancio è “tra luci e ombre”.
Tra le seconde, sicuramente “l’assenza del mondo orientale, gli importatori del mondo asiatico non c’erano e questo forse è dovuto al fatto che l’enogastronomia italiana sarà presente in diversi appuntamenti dal primo maggio al 15 dicembre tra Pechino e Tokyo”, contribuendo quindi a rendere meno attrattivo l’evento fieristico italiano.
“Su un potenziale di 100 di asiatici ce n’erano 10, al proWein di Dusseldorf stessa cosa”, aggiunge Verna. “Tra le ragioni del calo generalizzato di presenze – spiega – c’è sicuramente l’aumento del costo del biglietto da 60 a 80 euro e le difficoltà dovute al fatto che per ragioni di sicurezza i biglietti dovevano essere nominali”.
Una versione che contraddice i dati ufficiali resi noti dal direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani, dimostrando come i buyer devono essersi concentrati sui padiglioni delle altre regioni.
“Da questa edizione emergono segnali interessanti sia dall’estero che dal mercato interno. In particolare, a questo Vinitaly, aumentano in modo significativo, ed in ordine di rilevanza quantitativa delle presenze, i buyer da Stati Uniti (+25%), Germania (+11%), Regno Unito (+18%), Francia (+29%), Canada (+30%), Cina (+130%), Giappone (+ 21%), Paesi del Nord Europa (+8%), Paesi Bassi (+24%) e Russia (+18 per cento). Dati positivi anche dal fronte interno, con gli operatori dal Centro e Sud Italia cresciuti mediamente del 15 per cento”, dice Mantovani nella nota di consuntivo.
“Le aziende – dice Febbo – hanno fatto una bella figura portando il meglio della produzione vinicola abruzzese ma non sono state accompagnate da una promozione adeguata”.
Sul ruolo della Regione, considerato “lacunoso” dal consigliere forzista, c’è da registrare la proroga della scadenza del bando per l’assegnazione di 1,2 milioni di euro a valere sul Piano di sviluppo rurale (Psr) destinato alle aziende produttrici, che doveva chiudersi alla vigilia del Vinitaly ed è stato prorogato al 16 aprile. “Era fatto con i piedi tanto che molti hanno avuto problemi a rispondere”, dice il consigliere azzurro. “Non accetto domande sul bando”, taglia corto invece Verna.
In Regione, dove considerano “posticipo tecnico” il rinvio della scadenza, giudicano “abbastanza soddisfacente” l’edizione 2016, anche perché inutile puntare al grande pubblico, seppur di appassionati, ma inconcludente sotto l’aspetto commerciale, meglio invece privilegiare il rapporto b2b, cioè il faccia a faccia con operatori del settore che può portare a fruttiferi sbocchi commerciali.
Sempre da fonti regionali, resta il rammarico per un allestimento ormai vetusto e poco accattivante che non riesce a competere con il design e l’accoglienza degli altri padiglioni, per cui servirebbero “sforzi economici non indifferenti”.



