L’AQUILA – Le aree archeologiche aquilane versano nel degrado e spesso non sono fruibili dai turisti: i cittadini e le associazioni alzano la voce e la soprintendenza si giustifica spiegando che “si tratta di una questione temporanea legata a vicende burocratiche”.
È la sintesi di una polemica rilanciata nei giorni scorsi con la segnalazione/denuncia di un lettore che ad Abruzzoweb ha raccontato la disavventura di una comitiva di turisti inglesi costretti ad attendere per circa un’ora l’arrivo del custode davanti il cancello del teatro di Amiternum, l’importante area archeologica di epoca romana della frazione di San Vittorino (L’Aquila).
Alla denuncia raccolta da questo giornale si è aggiunta poi anche la recriminazione di Federalberghi: la provocazione è passata attraverso le parole di Mara Quaianni che ha sferzato l’amministrazione comunale, “questa sarebbe la città a vocazione turistica tanto decantata dal nostro sindaco?”.
Nel frattempo nuovi ritrovamenti stanno rallentando gli iter delle pratiche di ricostruzione per civili abitazioni, come nel caso di Fossa Osteria dove, con l’abbattimento di un fabbricato, è spuntata fuori una porzione di strada di epoca romana, “una parte del decumano dell’antica città di Aveja” precisa Vincenzo Torrieri, funzionario della soprintendenza archeologica.
Oltre alle necessarie variazioni ai progetti per consentire quindi la salvaguardia dei reperti storici, in base alla normativa per la tutela del patrimonio archeologico dello Stato, si pone il problema di come gestire questi tesori ritrovati, visti gli scarsi fondi a disposizione, la carenza di personale da parte della soprintendenza e considerate le difficoltà evidenti nella gestione perfino delle aree archeologiche già esistenti.
IL TEATRO E L’ANFITEATRO DI AMITERNUM
Erba incolta, lavori in corso, assenza di indicazioni turistiche e informazioni, questo è quello che, ad oggi, si presenta agli occhi di un visitatore. Quattro i custodi, assegnati al sito turistico, che con le turnazioni tra ferie e riposi devono garantire le aperture per le visite al teatro e all’anfiteatro romano.
Può succedere però che il custode di turno sia da solo e che debba fare la spola tra un sito e l’altro, quindi non sempre è possibile l’apertura contemporanea delle due aree archeologiche.
“Si tratta di risolvere problematiche di carattere amministrativo, per quello che riguarda la manutenzione dei parchi archeologici, confidando che ciò avvenga in tempi brevi – spiega Rosanna Tuteri della soprintendenza beni archeologici d’Abruzzo – la situazione è temporanea, per anni queste strutture sono state il fiore all’occhiello del territorio e pochi se ne sono interessati”.
E aggiunge che “sono luoghi visitati da migliaia di turisti ogni anno e questa è solo una stima approssimativa fatta basandoci sulle firme lasciate al termine della visita, poiché, non essendoci bigliettazione è impossibile un conto esatto e non tutti lasciano un segno del passaggio siglando il registro”.
Accantonate in un angolo, nei pressi dell’anfiteatro e lasciate al momento all’aria aperta, ci sono numerose pietre lavorate, frammenti di colonne, lapidi con iscrizioni funerarie, reperti provenienti dalla vicina chiesa di San Michele Arcangelo nell’abitato di San Vittorino.
“Anche in questo caso è una situazione temporanea – afferma la Tuteri – nell’attesa del completamento della tettoia in legno destinata a ricovero di questi reperti, tettoia che è andata a sostituire la precedente costruzione fatiscente e composta anche da materiali pericolosi per la salute. Si sta facendo tutto il possibile tenuto conto della quasi totale assenza di fondi e finanziamenti da investire nella manutenzione delle aree archeologiche”.
La zona di Amiternum è ricca di tesori ancora da riportare alla luce, come emerso da uno studio condotto dal professor Micheal Heinzelmann, docente e ricercatore dell’Università di Colonia (Germania) a partire dal 2006, che grazie all’utilizzo di un particolare ‘scanner’ ha scovato le rovine di una intera città nel sottosuolo.
Situata tra San Vittorino e Pizzoli, la città archeologica appartiene all’epoca romana e la datazione dei reperti abbraccia un arco temporale che va dal VI secolo a.C. al VI secolo d.C.
“La mancanza di fondi, attualmente, rende impossibile procedere agli scavi”, conclude Rosanna Tuteri. Anche se di recente sono partite iniziative promosse dall’Università degli Studi dell’Aquila con un team di ricercatori guidato dal professor Fabio Redi.
ANCHE LA NECROPOLI DI FOSSA È NEL DEGRADO
Non molto diversa è la situazione della necropoli di Fossa (L’Aquila), un’imponente area archeologica cimiteriale con tombe circolari a pochi chilometri dal capoluogo, datata tra il IX e il I secolo a.C., attualmente chiusa al pubblico e visitabile solo previo accredito presso il Comune di Fossa con “preavviso di circa una settimana”, precisa il neo sindaco Fabrizio Boccabella, che spiega di essere “in attesa della ratifica della convenzione tra Comune e soprintendenza per l’affidamento della manutenzione dell’area. I fondi per la gestione vengono fuori dal bilancio comunale e negli anni scorsi sono stati spesi circa 40.000 euro per l’area archeologica, grazie a fondi Pit”.
Anche qui, il visitatore di passaggio si trova davanti ad un cancello chiuso e erba alta tutto intorno e ad una situazione che ricorda molto l’abbandono.
“Il sito comunque non dispone di un custode, non c’è mai stato. Accreditandosi presso il Comune di Fossa si può programmare la visita agli scavi. La competenza sull’area è comunque della soprintendenza che attraverso questa convenzione che deve essere ufficializzata, ci autorizza ad effettuare gli interventi di ordinaria manutenzione”, conclude il primo cittadino.
Dalla soprintendenza, Torrieri precisa come “la situazione degli scavi di Fossa deriva da un problema burocratico, cioè l’amministrazione comunale deve risolvere e completare le pratiche di esproprio, avviate anni or sono, dei terreni su cui insiste il sito archeologico e fare una immissione nella proprietà del demanio”.
“Con la conclusione dell’iter di esproprio – continua Torrieri – potrà essere avviata la convenzione di gestione e valorizzazione della necropoli, redatta ormai da tempo per l’affidamento della gestione e manutenzione del sito al Comune di Fossa. Comune che dovrà provvedere con stanziamento di fondi dal proprio bilancio ovvero con fondi alternativi e anche, per esempio, attraverso l’applicazione di una bigliettazione per l’ingresso, sulla base delle indicazioni del Ministero e quindi rispettando le regole stabilite dai beni culturali. A quel punto sarà possibile provvedere alla manutenzione e al taglio dell’erba, mentre i lavori di manutenzione straordinaria resteranno comunque a carico della soprintendenza”.
“L’anno scorso abbiamo restaurato e consolidato due dei sepolcri a camera di età ellenistica con i fondi archeologia preventiva 2013, della soprintendenza archeologica dell’Abruzzo”, aggiunge.
“In questi giorni si sta concordando tra la nuova amministrazione comunale e la soprintendenza unica per archeologia, belle arti e paesaggio della città dell’Aquila e dei comuni del cratere e verificando la possibilità di aprire la necropoli al pubblico per i mesi di luglio-agosto, con visite guidate curate dall’archeologa Carla Ciccozzi“, conclude Torrieri.
In merito all’area di Fossa Osteria, con i cantieri bloccati dai ritrovamenti e i cittadini in attesa di rientrare nelle loro abitazioni, Torrieri sottolinea che “l’area sottoposta a vincolo archeologico della zona di Fossa Osteria, dove sono presenti fabbricati civili in attesa di ricostruzione, è in corso di valutazione secondo le direttive della normativa sulla tutela del patrimonio archeologico dello Stato, alla luce del ritrovamento in quel punto di un tratto di strada romana, per la precisione di un pezzo del decumano dell’antica città di Aveja”.
“La ricostruzione degli edifici civili non è bloccata ma sta solo seguendo l’iter previsto per la tutela e conservazione dei reperti archeologici – spiega – Questo iter richiede una variante al progetto della ricostruzione per consentire la salvaguardia dei ritrovamenti e garantire comunque ai cittadini il rientro nelle loro abitazioni”.





