ROSETO – “L’amministrazione Comunale di Roseto (Teramo) deve fare il proprio dovere ‘istituzionale’ per impedire lo spostamento e la delocalizzazione delle attività produttive del Gruppo ‘Kara-La Perla’ e l’abbandono dello stabilimento e del sito industriale di Santa Lucia”.
Lo dice il coordinatore del Movimento città per vivere, Pio Rapagnà, che aggiunge: “per questo chiedo al presidente del Consiglio comunale di Roseto Domenico Rega e ai capi gruppo di maggioranza e di opposizione, la immediata convocazione di una seduta “straordinaria e aperta” del consiglio per affrontare la problematica relativa alla vertenza ‘Kara-La Perla’, azienda nata a Roseto nel 1990, attualmente controllata dalla società di capitali finanziari quale partecipata al 100% del fondo di investimenti statinutense Jh Parters Llc che tra i soci ha le prime cinque più prestigiose università americane: Hrvard, Princeton, Stanford, Yale e Mit”.
“Suggerisco alle lavoratrici e lavoratori – ha dichiarato – di farsi sentire e vedere anche a Roseto, riunendosi simbolicamente presso la sala del Consiglio comunale medesimo”.
“È opportuno, per evitare altri errori e omissioni – ha spiegato – che l’amministrazione comunale di Roseto ricordi a sè stessa, alle lavoratrici e lavoratori, alla opinione pubblica ed ai proprietari attuali della Kara di come fu reso possibile ‘autorizzare’ l’insediamento e la costruzione dello stabilimento su terreni e proprietà delle famiglie Mancarella-Di Bonaventura, artigiani rosetani di ceramiche e mattonelle”.
“Per giustificare e motivare quella autorizzazione alquanto anomala – ha detto Rapoagnà – si svolsero diverse riunioni della giunta di sinistra guidata dal sindaco Nicola Crisci e furono convocati appositi consigli comunali, nel corso dei quali vennero date ssolenni assicurazioni sugli impegni occupazionali della azienda Kara e sul sito di Santa Lucia di Roseto”.
“Pertanto – ha concluso – è dovere del Consiglio comunale ribadire gli impegni occupazionali e produttivi assunti davanti ai cittadini di Roseto e chiarire tra l’altro che, diversamente da quanto afferma il sindaco di Roseto Franco Di Bonaventura, La Perla non è nè figlia né una costola della ex-Monti e non ha, e non può avere, la stessa storia delle altre sette fabbriche cosiddette ‘sostitutive’ della ex-Monti”.






