L’AQUILA – Quando può, una capatina all’Aquila non se la fa mai mancare.

Con il freddo e col caldo, con il temporale e quando non ci sono nuvole, Dario Vergassola, da La Spezia, professione comico, è tornato giovedì scorso nel capoluogo abruzzese per passare qualche ora in compagnia di quelli che ormai sono suoi vecchi amici.
 
Roba che appartiene al passato. Al tempo prima del sisma del 2009, quando, causa pioggia estiva, gli toccava finire gli spettacoli negli spogliatoi di un campo sportivo.
 
AbruzzoWeb ha pizzicato Vergassola, oggi a La7, prima delle prove di uno shot al parco del Castello per celebrare l’inizio dei lavori post-sisma, insieme a quei gaglioffi della Banda Osiris con cui ha lavorato da Serena Dandini, Parla con me, su Rai3. 
 
Di cosa abbiamo parlottato? Dell’Aquila. L’Aquila di storia e di cultura, ma anche L’Aquila degli arrosticini, di Sant’Agnese, del Mammuth del Forte Spagnolo. Dell’idolo Mario Magnotta, conosciuto anni fa e per la cui morte nel gennaio 2009 piazzò una foto proprio nello studio della Dandini.
 
Insomma, la città rimasta nel cuore di questo piccolo, grande comico, che non ha dubbi quando gli si chiede cosa pensa dell’auditorium di Renzo Piano, “forse è un po’ piccolo, si poteva chiedere a chi poi deve lavorarci”, e quando l’argomento riguarda la  proposta di intitolare una via al buon vecchio Mario.
 
“Abbiamo pianto, di notte – dice Vergassola ricordando le serate con gli amici – ascoltando Magnotta. La via dovrebbe essere vicina a quella che era una volta la Sip, o a una cabina telefonica. Il suo è stato un urlo primordiale. Un genio”.