PESCARA – Era stato già assolto dal tribunale di Pescara  con formula ampiamente liberatoria, ovvero  “perché il fatto non costituisce reato” nel processo sulla contestata vendita di un suo palazzo alla Asl di Pescara, ma a lui non è bastato. Pretendeva una formula ancora più incisiva e, pur potendone fare a meno, ha fatto ricorso in appello: ora l’imprenditore Ermanio Cetrullo ha ottenuto quello che cercava con ostinazione: “assolto perché il  fatto non sussiste”.

Questo prevede anche  il diritto alla cancellazione della indicizzazione su internet ai fini del diritto all’oblio.

Al centro della vicenda Cetrullo, (storico collaboratore dell’ex presidente della Regione e ora del parlamentare del Pd Luciano D’Alfonso)  imprenditore, che finì sotto processo insieme all’ex manager della Asl di Pescara Claudio D’Amario, e due dipendenti della stessa Asl. Erano accusati di truffa e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente nell’inchiesta sul “palazzo d’oro” acquistato nel 2012 a 900 mila euro e rivenduto due anni dopo alla Asl al triplo del prezzo.

Secondo l’accusa, poi demolita dalla sentenza,  il prezzo d’acquisto del palazzo da parte della Asl, di 2,8 milioni di euro, sarebbe stato sovrastimato di almeno 740 mila euro rispetto al reale valore di mercato, procurando “un ingiusto vantaggio patrimoniale” all’imprenditore Cetrullo che lo possedeva.  Tutti gli imputati, come detto, sono stati assolti dal tribunale di Pescara.

“Una ultima considerazione”, si legge in un atto del procedimento, preso in considerazione dal collegio di appello, “si impone sul rilievo attribuito sia nel corso delle indagini sia successivamente attribuito durante l’istruttoria, e infine nella sentenza, ai rapporti tra Cetrullo con l’allora presidente della Regione Luciano D’Alfonso.  Ora la estraneità di quest’ultimo rispetto ai fatti di causa  e la circostanza che, all’epova del bando, questi non avesse ancora assunto il ruolo di commissario ad acta della sanità, rende  inconferente e inutilmente allusivo il giudizio di disvalore riservato nella motivazione alla condotta degli organi regionali. Si tratta  di un giudizio ampiamente smentito dalla istruttoria dibattimentale come dimostrato dalla circostanza che l’assessore alla sanità, in accordo col commissario ad acta, aveva provveduto a inviare, in via cautelativa, una nota informativa alla Corte dei conti proprio sulla vicenda in esame. Altrettanto indebito risulta pertanto il riferimento al finanziamento di 6mila euro in favore dell campagna elettorale dello stesso D’Alfonso”.

Le motivazioni di questa sentenza saranno depositate il 7 luglio dai giudici aquilani di secondo grado,