L’AQUILA – Arriva seconda al fotofinish e si mangia le mani per la sua pigrizia la Regione Abruzzo, battuta nella corsa contro il governo nazionale per accaparrarsi il potere di mettere in vendita le case popolari e i conseguenti incassi.

A 16 giorni dalla discussa approvazione nell’aula di palazzo dell’Emiciclo, ieri giovedì 21, il presidente della Giunta, Luciano D’Alfonso, ha infatti promulgato la legge regionale numero 10 che nella comunicazione viene indicata come “del 21 marzo” (in realtà è maggio) che fissa le “norme per l’alienazione e la valorizzazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica” e ne ha disposto la pubblicazione sul Bollettino ufficiale (Bura).

Ma è troppo tardi! Appena un giorno prima, mercoledì 20, il governo Renzi ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, facendolo quindi entrare in vigore, il decreto che regola le vendite degli alloggi popolari, anticipando la Regione sulla materia e beffando D’Alfonso e i suoi.

Una iattura temuta fortemente e preannunciata nei mesi scorsi in aula dall’assessore al ramo Donato Di Matteo, che ha minacciato le dimissioni ma è stato perfino sfiduciato dalla sua maggioranza quando, con un accordo tra Partito democratico e Forza Italia, il Consiglio ha votato lo slittamento dell’approvazione della legge senza curarsi dei suoi avvertimenti.

Approvato dalle stesse amministrazioni regionali in sede di Conferenza delle Regioni nel dicembre 2014, il decreto renziano fa salvi i programmi di vendita “avviati” alla data di pubblicazione del decreto in Gazzetta, e cioè il 20 maggio.

Ma a quella data il progetto di legge regionale ancora non era legge, essendo stato sì approvato dai consiglieri ma promulgato solo 24 ore più tardi dal governatore. E comunque, a oggi non è effettivamente pubblicato sul Bura, quindi non è in vigore e sarà escluso dal salvacondotto, a meno di improbabili colpi di scena.

In definitiva, allo stato attuale la legge sembra essere arrivata in ritardo e non potrà evitare la fastidiosa, per l’assessore, invadenza del governo Renzi.

Un governo che pure politicamente è amico, tanto da non “esaminare” le leggi finanziarie e di bilancio regionali evitando l’impugnativa e il conseguente, possibile commissariamento della Regione, come già svelato da questo giornale.

In questo caso, però, potrebbe andare diversamente, vista la volontà politica di tenere le “mazze” della corposa e lucrosa cessione degli alloggi popolari.

È probabile, quindi, che il governo impugnerà proprio la legge recentemente approvata e promulgata oggi che, a ben vedere, non può legiferare in contrasto con le altre modalità che le stesse Regioni hanno avallato lo scorso mese di dicembre.

Se l’amministrazione voleva davvero emettere norme sulle vendite delle case popolari diverse da quanto poi deciso dal governo, già all’indomani della seduta di dicembre 2014 della Conferenza delle Regioni avrebbe dovuto accelerare sull’approvazione della legge regionale così da “avviare” piani di vendita prima che il decreto fosse reso ufficiale con la prevista pubblicazione.

Di Matteo ha lanciato allarmi in tal senso ma la sua spinta politica non è stata sufficiente.

Ora gli abruzzesi hanno due provvedimenti sulle vendite: quello del governo che avoca a sé gli incassi per un piano nazionale di potenziamento dell’abitare sociale, e quello della Regione che ha legiferato in materia in maniera difforme sia dall’esecutivo sia dalle altre Regioni che hanno dato il via libera al decreto governativo.

Un guazzabuglio e c’è da chiedersi, a questo punto, come si comporteranno le Ater abruzzesi e i Comuni proprietari di case popolari: obbediranno al governo Renzi oppure alla Giunta D’Alfonso?