L’AQUILA – Farsi una risata oppure dichiarare guerra per difendersi? O meglio, Internet libero e senza freni oppure terreno di divieti, giusti o sbagliati che siano, in stile mondo non-virtuale?
Su queste (e su molte altre corde) si gioca la difficile partita della libertà sul web.
L’ultima delle battaglie per la libertà di espressione in rete vede sul ring Vasco Rossi, in clinica per sistemare gli acciacchi che lo hanno costretto ad annullare la seconda parte del suo tour estivo, e il sito Nonciclopedia, un vero e proprio ‘titano’ della rete, che si diverte a mettere in ridicolo persone e cose con naturale ferocia.
Il sito è stato querelato a febbraio del 2010 per diffamazione dall’avvocato del ‘Blasco’ causa presenza di “contenuti offensivi, diffamatori e non veritieri”, come si legge sul sito ufficiale di Rossi, ma il suo legale in una nota precisa che “l’artista ha sempre richiesto alla community non l’intera rimozione del sito, bensì esclusivamente la rimozione della pagina a lui dedicata”.
Una versione ben diversa dalla “vulgata” che si sta diffondendo negli ambienti della rete, molto più tagliente e per questo portatrice di critiche feroci: “Vasco Rossi fa chiudere Nonciclopedia”.
Anche perché gli ammiistratori fanno una ricostruzione opposta a quella dell’avvocato: “4 febbraio 2010: Nonciclopedia risponde all’avvocato, spiegandogli brevemente cos’è Nonciclopedia, che non è in grado di fornire i dati degli utenti, mostrandosi infine disponibile a eliminare dalla pagina le parti diffamatorie che saranno indicate dallo stesso avvocato, come già successo in passato con altri personaggi che hanno segnalato la loro pagina”. Disponibilità che, secondo loro, non avrebbe mai ricevuto risposta dallo staff dell’artista.
“A un anno e mezzo circa dalla denuncia per diffamazione – spiega sul sito ufficiale Tania Sachs, portavoce di Rossi – il magistrato in questi giorni ha riscontrato che gli elementi di reato per diffamazione esistono tutti e lo ha comunicato alle parti. In seguito alla comunicazione del magistrato, gli amministratori di quel sito hanno deciso autonomamente di chiudere il sito perché si sono evidentemente accorti di essere nel torto”.
La Sachs parla anche di “libertà di stampa” ma a torto, poiché Nonciclopedia non è una testata giornalistica registrata in tribunale.
Reazione degli accusati? Da oggi, dopo i recenti sviluppi che hanno portato gli amministratori del sito di fronte alla polizia Postale, quelli di Nonciclopedia hanno incrociato le braccia, proclamando a gran voce una sorta di sciopero. Sulla pagina principale sono spiegati i motivi della scelta, sempre nello stile da ‘machete’ che contraddistingue il sito e che lo ha reso così famoso.
“Nonciclopedia – si legge sulla homepage – sciopera a tempo indeterminato per colpa di quelle persone che si prendono troppo sul serio. Un sentito ringraziamento a Vasco Rossi e ai suoi avvolt… avvocati”.
Più sotto, superati il racconto al vetriolo con cui gli amministratori raccontano la vicenda e una vera lettera d’addio, seria e concisa, si trova un link per accedere alla pagina “Ringrazia anche tu Vasco Rossi”, che ha prodotto una valanga di commenti con frasi stracolme di insulti rivolti al cantante cinquantanovenne, portando in breve tempo la polemica sui social network, quindi anche sulla pagina Facebook di Rossi.
A Vasco, tra le tante accuse, viene imputato di essere l’unico personaggio famoso ad aver chiesto la rimozione di una pagina dal sito, come già detto uno dei più frequentati del web. Non una bella figura, sparano gli utenti, visto che contro la censura Vasco si è sempre battuto e con affilata ironia lungo la sua carriera.
Alla luce di questo c’è chi si è schierato a favore di Rossi definendo la pagina priva di satira e profondamente offensiva e c’è chi, al contrario, ha reagito in difesa del diritto a ridicolizzare scibile umano e universo (conosciuto e non) nel rispetto della libertà di espressione; in ballo, poi, secondo i difensori di tale tesi, ci sarebbe l’autonomia della rete, viste alcune regole all’orizzonte che distruggerebbero il prato sconfinato di internet con la scusa di renderlo più civile.
Da una parte, allora, l’amato e odiato rocker (o non-rocker, secondo molti adepti ‘nonciclopedici’) di Zocca, innamorato del web tanto da comparire spesso con video personali sulla sua rete sociale; dall’altra, una delle bande più apprezzate del territorio anarchico internettiano, una creatura ideata da alcuni ragazzacci che, con mano pesante, si prendono gioco dell’intera umanità, puntando all’ironia spinta e all’autoironia di chi legge: una sorta di lavoro ‘sporco’ dietro ogni verità ufficiale, l’esatto contrario di ciò che produce Wikipedia, figlia (illegittima?) del popolo e non degli studiosi che sul popolo solitamente troneggiano e che dell’umanità deve parlare citando le fonti, da vera enciclopedia quale ritiene di essere.
La vicenda è in continuo aggiornamento e continuerà a fare parecchio rumore.



