GIULIANOVA – “Un gioco delle tre carte, o meglio delle 5 cartine con scale diverse per far passare una variazione urbanistica al ribasso e una sanatoria di edifici che in quell’era non potevano esserci”.
Il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo non intende arrendersi all’approvazione avvenuta in Consiglio regionale con 16 voti favorevoli e 6 contrari della varianti urbanistiche al contratto di quartiere Peep-Annunziata di Giulianova (Teramo). E annuncia anche di voler portare le carte alla procura della Repubblica, per far luce delle molte “stranezze” riscontrate.
Una lunga storia, quella del contratto di quartiere Peep Annunziata. L’area faceva parte della riserva naturale del Borsacchio, ma il Comune di Giulianova ha ottenuto nel 2012 una riperimetrazione.
In cambio della cessione di una parte di parco Annunziata, tra le alte cose, l’amministrazione comunale aveva concesso ai privati il cambio di destinazione d’uso (da turistico-ricettivo a residenziale) della porzione di terreno a Nord Ovest del parcheggio del lungomare Rodi.
Su richiesta del comitato di quartiere, il progetto prevede, infatti, rispetto alla previsione iniziale, la delocalizzazione più a Sud, con vista mare, ma con circa il 20 per cento in meno di volumi da edificare. E con un cambio di destinazione d’uso da turistico-ricettivo a residenziale. L’edificio potrà avere circa 30 appartamenti.
Poiché l’area è di pregio, ricompresa nel Piano paesaggistico regionale, fa parte di una piantina con alto valore storico dove la cementificazione deve essere minimizzata, non basta la variante al Piano regolatore da parte del Comune, ma occorre una delibera di Giunta regionale.
Tra i documenti emerge che, tra i soggetti coinvolti nel contratto di quartiere, ci sono la Regione Abruzzo, l’Ater di Teramo, e tra i soggetti privati anche la cooperativa Cpl Concordia, il cui ex presidente, Roberto Casari, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte tangenti per la metanizzazione di Ischia.
Nulla di strano, comunque, visto che la Gpl Concordia è da anni molto presente in Abruzzo, con 300 dipendenti a Sant’Omero (Teramo), numerosi appalti pubblici vinti, e con all’attivo il campo solare fotovoltaico di Torano Nuovo (Teramo), il più grande della regione con 5.700 pannelli e 1 megawatt di potenza.
Tornando però al contratto di quartiere, quello che non quadra, secondo Febbo, è che nella cartina, consegnata ai consiglieri regionali per di più con scale diverse, e quindi “moto difficili da valutare soprattutto per non esperti in un urbanistica”, c’è qualcosa di troppo.
“Si vedono chiaramente segnati alcuni edifici nella parte Nord che mi dicono siano stati realizzati tra il 2007 e il 2009. Chi ha autorizzato la realizzazione di quegli edifici in un’area di Piano paesaggistico? Non mi risulta, infatti, che siano state autorizzate altre varianti dalla Regione Abruzzo. Non vorrei dunque che con la scusa della variazione urbanistica che riguarda l’edifico ancora da realizzare dopo la delocalizzazione, il Consiglio regionale abbia di fato dato l’ok alla sanatoria di presunti abusi”.
C’è poi l’accusa del gioco al ribasso. “La delibera consente di realizzare un nuovo fabbricato da una zona meno di pregio con case che ostacolano la vista mare, vicino la strada e il quartiere di edilizia residenziale pubblica, più a Sud, con vista mare, in un’area oggettivamente più di pregio, con cambio di destinazione d’uso da turistico ricettivo a residenziale – attacca – Secondo me, però, concedere solo il 20 per cento in meno di volume per un edifici di ben 30 appartamenti è troppo poco. Si doveva alzare la posta, si poteva imporre una riduzione maggiore poi compensabile con una contropartita economica”.
Il presidente della commissione di vigilanza fa infine notare una stranezza nella delibera di Giunta del 20 gennaio 2015 che ha rimandato all’approvazione del Consiglio la variante al Piano paesaggistico.
“Si vede chiaramente nel frontespizio – spiega Febbo – che è stata firmata dall’assessore all’Ambiente Mario Mazzocca, nonostante il titolare della delega sia l’assessore Donato Di Matteo. Poi è stata cancellata la firma di Mazzocca e compare quella del a quella del presidente D’Alfonso”. Insomma, un pasticcio.





