L’AQUILA – Mal di stomaco, mal di testa e dolori localizzati più o meno forti.
Sarebbero tra gli effetti collaterali maggiormente riscontrati dai volontari che hanno ricevuto per primi le dosi dei vaccini Pzifer e Moderna contro il Coronavirus.
Tutti sintomi abbastanza lievi che, spiega l’esperto di vaccini Paul Offit, medico dell’Ospedale Pediatrico di Filadelfia, indicano che il sistema immunitario sta funzionando” come ha spiegato , medico dell’Ospedale Pediatrico di Filadelfia.
“Il corpo spiega attraverso quelle reazioni che sta rispondendo bene all’iniezione. Quando viene inoculato il vaccino, viene indotta una risposta dell’organismo. Alcune persone non sentono niente, altre sentono dolore al braccio, altre ancora hanno i brividi o sintomi simili a quelli dell’influenza. Infine a una minoranza di persone viene la febbre”, dice.
Anthony Fauci, l’immunologo che dirige negli Stati Uniti l’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive, aggiunge “quasi tutti i sintomi vanno via entro 24 o al massimo 48 ore“. L’esperto ha sottolineato che bisogna essere onesti con i pazienti riguardo gli effetti collaterali del vaccino.
Secondo quanto dichiarato dall’Ows, l’ente che si occuperà della somministrazione del vaccino Pfizer negli Usa, tra il 10% e il 15% degli individui sottoposti al vaccino sperimenta effetti collaterali. “La maggior parte delle persone avrà sintomi molto meno evidenti. Rispetto a un’immunità sicura al 95% dall’infezione da Covid, che può essere mortale o altamente debilitante, pensiamo sia un buon compromesso.
Perché gli effetti siano validi, il vaccino dovrà essere somministrato in due riprese: dopo la prima puntura è necessario attendere 12 giorni per sviluppare una parziale immunità al coronavirus. Dopo altri 21 giorni sarà necessario sottoporsi a una seconda iniezione del vaccino. La protezione completa, è emerso dai test clinici, arriva al 28esimo giorno.
Considerata la complessità delle modalità di somministrazione, l’idea delle istituzioni, come la Regione Lazio, è quella di affidare le dosi alle strutture ospedaliere, mentre in Abruzzo l’intenzione è quella di organizzarsi in strutture sparse sul territorio, come già avvenuto per gli screening di massa.






