PESCARA – Quali sono stati finora i “provvedimenti di indirizzo formulati dalla Regione Abruzzo, per attuare il piano per le vaccinazioni 2020-2021”, e rendere così possibili le gare di appalto affidate all’Agenzia regionale di informatica e committenza?

Questo, in soldoni, il contenuto dell’istanza di accesso agli atti che il capogruppo del Partito Democratico, Silvio Paolucci, ex assessore alla Sanità, ha inviato il 10 agosto, al commissario dell’Aric Daniela Valenza. che ha contribuito a smuovere le acque nella vicenda dell’acquisto delle dosi per i vaccini anti-influenzali, che mai come quest’anno saranno determinanti per le persone a rischio, vista l’ipotesi purtroppo non campata in aria, di una nuova ondata di contagi da coronavirus in autunno.

A procedere agli acquisti deve essere l’Aric, ma appunto occorre prima che il dipartimento della Salute, di cui è direttore Claudio D’Amario, doveva quantificare il fabbisogno, ovvero il numero di dosi, e comunicare all’Aric altri atti di indirizzo.

Valenza ha fornito le risposte a Paolucci, assicurando che l’iter è stato portato a compinmento, ed oggi in una nota lo stesso D’Amario annuncia una gara urgente per l’acquisto di 248mila dosi, aperta fino al 31 agosto e la possibilità di forniture scaglionate, a campagna di prevenzione già avviata, come riporta il Messaggero in edicola oggi. 

Per Paolucci resta grave il ritardo.

Il problema non è di poco conto visto che la corretta separazione tra la malattia di stagione e il coronavirus sarà cruciale per la gestione dell’epidemia. Oggi, come segnalato anche dal Sole 24 ore, l’Abruzzo è tra le tre regioni italiane, insieme a Molise e Basilicata, ad aver avuto problemi con l’approvvigionamento delle dosi di vaccino antinfluenzale. Tutto perché le aziende, per quanto riguarda alcuni specifici lotti, hanno già fatto sapere di non essere in grado di garantire le forniture. 

Per l’Abruzzo la situazione è piuttosto complessa. 

Le gare indette dall’Agenzia regionale di Informatica e Committenza (Aric) si sono concluse con alcuni lotti andati deserti. In particolare quello da 248 mila dosi di vaccino influenzale tetravalente “Virus split” (frammentato) inattivato.

Sono invece stati aggiudicati altri tre lotti: alla Seqirus 154 mila dosi di vaccino antinfluenzale adiuvato Mf 59 (il “Fluad”), trivalente dai 65 anni di età; sempre alla Sequirus 8 mila dosi di vaccino influenzale antigene di superficie, inattivato, prodotto in colture cellulari (il “6 Flucelvax Tetra), destinato ai bambini dai 9 anni di età; infine alla Sanofi 5 mila dosi di vaccino antinfluenzale tetravalente (“Efluelda”), sempre per gli ultra 65enni. 

La nuova gara è stata indetta con urgenza con base d’asta di 1,4 milioni di euro. La speranza della Regione è che qualcuno possa farsi avanti. 

Come spiega D’Amario, l’altro correttivo possibile è l’acquisto di stock in corso d’opera: “Siccome c’è questa sovrapposizione tra influenza e coronavirus molte Regioni, soprattutto quelle che hanno posto l’obbligo, hanno triplicato i quantitativi richiesti. La produzione dei vaccini non è infinita, questo ha procurato una non chiusura di tutti i lotti che erano stati posti in gara. Stiamo lavorando per utilizzare al meglio gli strumenti di approvvigionamento”.
  
“In base alla fascia di popolazione che bisogna vaccinare – spiega ancora D’Amario – noi abbiamo fatto una con una serie di richieste per varie tipologie di vaccini. Su alcuni lotti alcune aziende non hanno risposto perché per adesso non riescono a garantire tutti i quantitativi. In ogni caso ci stiamo lavorando. Si possono utilizzare anche altri lotti, non è che il vaccino è sia unico. Per l’Abruzzo avevamo previsto, fra le fasce pediatriche, gli operatori e gli ultra 65enni, per i quali c’è una raccomandazione molto elevata di copertura di almeno il 75 per cento della popolazione, circa 350 mila dosi”. 

Alla fine D’Amario dice che il vaccino arriverà, ma “sicuramente quest’anno sarà un po’ più difficoltoso avere la disponibilità immediata. Se cominciamo a vaccinare dalla metà di ottobre man mano questi stock, visto che sono ditte multinazionali, saranno disponibili. Riusciremo ad averlo, sono ottimista”. 

Non si fa attendere la replica di Paolucci, alle affermazioni di Paolucci:  “è incredibile che la Regione Abruzzo sia a corto di 248.000 dosi di vaccino anti influenzale nell’anno della pandemia mondiale da Covid19. Ma è accaduto e oggi, a causa dell’inqualificabile ritardo degli approvvigionamenti, l’Abruzzo è tra le tre regioni italiane, insieme a Molise (che dipende dall’Abruzzo) e Basilicata ad aver avuto problemi con le gare per l’approvvigionamento: dosi che andavano procurate a primavera dall’Abruzzo sono state chieste in piena estate, con il risultato di vedere andare deserte le rispettive gare. Una negligenza, meglio, l’ennesima latitanza nella programmazione, scritta nero su bianco nelle carte di cui abbiamo avuto cognizione dopo l’accesso agli atti richiesto per capire le responsabilità e motivazioni di tanto ritardo”.

“Si tratta di una responsabilità politica -, sottolinea l’ex assessore alla Sanità – con ritardi di indirizzo verso l’Aric (Agenzia regionale di Informatica e Committenza) che ha gestito le gare andate deserte e che ha indetto quella urgente del prossimo 31 agosto. Risulta che questa abbia fatto le prime gare senza alcuna comunicazione del Dipartimento e Assessorato, mentre nell’anno Covid sarebbe stata necessaria ben altra premura – spiega Silvio Paolucci – Dai documenti sappiamo anche che in base ai fabbisogni manifestati dalle varie Asl, al momento all’Abruzzo mancano 248 mila dosi di vaccino influenzale tetravalente “Virus split” (frammentato) inattivato. Da capire c’è il perché la Regione abbia atteso tanto nel produrre atti di indirizzo per procurarsi le dosi e non abbia esercitato né controlli, né impulso sulle procedure: dalle carte infatti emerge che le Asl si sono mosse solo a fine giugno e addirittura la nota del Dipartimento a indirizzo dell’Aric è solo del 22 luglio! Con gli esiti che sappiamo”.

“Emerge anche che non sono state chieste più dosi rispetto agli anni precedenti, quando il Covid non c’era. Dagli atti risulta che solo il 25 giugno le Asl hanno comunicato i fabbisogni, quando è solitamente la Regione che coordina le Asl su aspetti così importanti – spiega Paolucci -. Tardiva anche la delibera di giunta n. 394 che fissa al 1° ottobre l’avvio della campagna vaccinale e che porta la data del 14 luglio, quindi è arrivata 20 giorni dopo la trasmissione dei fabbisogni da parte delle Asl e addirittura la stessa è stata trasmessa solo il 22 luglio, con comodo. Fatti che indicano una sola cosa, l’assenza di un indirizzo politico-programmatico su una materia sensibilissima qual è la prevenzione. I numeri dicono chiaramente che non c’è stata una presa d’atto del fabbisogno abruzzese, né dei tempi per determinarlo e approvvigionarsi e la somma di queste due circostanze evidenzia la grave responsabilità della Regione Abruzzo che si è fatta trovare impreparata nell’anno in cui non potevamo permetterci ritardi sulla programmazione e, soprattutto, sulle attività di prevenzione dell’influenza. Nell’eventualità di una possibile seconda ondata in autunno, la Regione poteva (e doveva) investire maggiori risorse in termini di prevenzione e controllo.

“Questo perché la co-circolazione del virus influenzale e quello di SARS-COV-2, a causa delle simili sintomatologie, potrebbe mettere in crisi il sistema sanitario abruzzese, con un sovraffollamento dei presidi ospedalieri e conseguenti ritardi nei tempi di individuazione del virus e tracciamento dei contatti del positivo che noi davvero non ci auguriamo. Le altre regioni non solo si sono attivate prima, ma hanno previsto dosi aggiuntive di vaccino, cosa che l’Abruzzo, inspiegabilmente non ha fatto. Quale ragionamento ha portato i tecnici a confermaste gli stessi quantitativi del passato non pandemico? Ma, soprattutto, perché dopo un’emergenza che ha profondamente segnato anche l’Abruzzo, la Regione non ha imparato ancora a fare prevenzione, tanto da procurarsi i vaccini a ridosso dell’avvio della campagna? La risposta che arriva dall’analisi dei fatti è una sola: negligenza. Lacune che non possono pagare gli abruzzesi. E che non possono intaccare una materia così importante come la salute delle persone, che è un diritto di tutti ed è, meglio, dovrebbe essere considerato dalle istituzioni un diritto essenziale”, conclude Paolucci.