L’AQUILA – Due settimane fa è stato “azzerato il livello dei coordinatori” dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila e il nuovo titolare, Raniero Fabrizi, ha “revocato l’incarico a tutti i coordinatori (all’epoca selezionati tramite bando pubblico dall’ex reponsabile Paolo Aielli) “senza alcuna motivazione”.

È una lettera infuocata quella inviata dagli ormai ex coordinatori dell’Usra, Paolo Angeletti, Alberto Cherubini, Roberto De Marco, Georg Josef Frisch e Vincenzo Petrini, che puntano il dito contro quello che, secondo loro, è il tentativo da parte dell’amministrazione di subordinare a sé i compiti dell’ufficio, facendo fuori i “superconsulenti” di Aielli.

Parlano di logiche “localistiche” e di “ricostruzione paesana”, che mettono a detta loro a rischio l’intero processo.

“Fermo restando il fatto che va certamente riconosciuto a ogni direttore il diritto di riorganizzarsi il proprio ufficio, anche sostituendo il personale (soprattutto se di livello dirigenziale), l’apparente volontà di configurare l’Usra come mero ufficio tecnico alle dipendenze del Comune desta alcune preoccupazioni”.

Come “ultimo atto del loro lavoro”, i coordinatori hanno redatto una relazione sulla qualità e sulle garanzie della ricostruzione, inviandola alle istituzioni competenti.

Anche se si tratta di un argomento certamente molto tecnico, sarebbe utile che diventasse di dominio pubblico, se non altro per stimolare il dibattito sulla governance della ricostruzione.

“RICOSTRUZIONE PAESANA”

Nella lettera, indirizzata tra gli altri al ministro per le Infrastrutture Graziano Del Rio, al governatore della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e al sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, i coordinatori palesano zio alcune considerazioni riguardo alla “discrasia tra i compiti istituzionali dell’Ufficio e la concreta gestione della ricostruzione”.

“L’Ufficio speciale per la ricostruzione di L’Aquila – proseguono – istituito alla fine del 2012 su iniziativa dell’allora ministro per la coesione territoriale, in appena un anno e mezzo era riuscito a fare ripartire la ricostruzione dei centri storici, ponendosi a garante dell’interesse nazionale alla ricostruzione di L’Aquila. Il progressivo acuirsi della conflittualità fra l’Ufficio e il Comune aveva però portato, nell’autunno scorso, alle dimissioni dell’allora Titolare e a un conseguente totale blocco delle attività”.

Nella successiva gestione ad interim, che per gli ex coordinatori è stata “affidata nel disinteresse totale dello Stato centrale al Comune, sono state progressivamente abbandonate tutte le funzioni di coordinamento affidate dalla legge all’Ufficio, limitando la sua competenza alla sola istruttoria tecnica dei progetti. Tale corso e stato confermato dalla nuova gestione e ha trovato, appunto, nella rimozione dei Coordinatori il suo esito finale”.

Poi l’affondo: “Nella sua attuale configurazione, l’ufficio ha cessato di essere presidio di garanzia dell’utilizzo delle risorse messe a disposizione dalla solidarietà nazionale, delegando ogni scelta al Comune e alle logiche localistiche che ne condizionano inevitabilmente i comportamenti. E la prima volta che una ricostruzione viene consegnata interamente nelle mani di un’Amministrazione locale, espressione, certo, della comunità locale, ma senza alcuna visione generale del problema. Da questione nazionale, la ricostruzione aquilana risulta così derubricata a mera ricostruzione paesana. Con l’allegata Relazione sulla qualità e sulle garanzie della ricostruzione di L’Aquila nei compiti affidati all’Ufficio speciale, i Coordinatori intendono informare le istituzioni competenti e la comunità nazionale sui rischi che corre il processo di ricostruzione”. Elisa Marulli