L’AQUILA – “L’Associazione Giovine L’Aquila, in virtù della differente natura dell’estrazione e delle idee politiche di tutti i suoi componenti, non è stata mai assoggettata da nessuna parte politica nei processi che l’hanno vista partecipe da nove anni ad oggi”.
Questa la perentoria precisazione da parte dell’associazione Giovine L’Aquila a seguito dell’articolo di Abruzzoweb nel quale si riferiva dell’esito e dei retroscena dell’assemblea di sabato 12 maggio dell’Urban center in vista dell’elezione del nuovo presidente chiamato a porre termine alla vacatio, che si protrae dalla scomparsa a maggio 2017 del compianto architetto Maurizio Sbaffo.
In esso si riferiva del timore, sintomatico, da parte di alcuni componenti, che hanno preferito restare anonimi, per una sorta di “scalata” da parte del centrodestra dell’organismo di partecipazione nato nel 2015 su iniziativa dell’ex assessore di Rifondazione comunista Fabio Pelini, ma finora rimasto al palo per dissidi interni, attraverso proprio Andreas D’Amico, presidente emerito di Giovine L’Aquila, che in una sorta di sondaggio interno è stato designato come possibile presidente, assieme a Giulia Tomassi, giovane imprenditrice del turismo.
Ricostruzione, o se si preferisce “dietrologia”, espressa da alcuni componenti dell’Urban center, non da Abruzzoweb, che infatti ha evidenziato che Giovine L’Aquila “si definisce in realtà a-partitica e a-politica, al di là delle simpatie dei vari appartenenti”.
Interviene tra l’altro sulla vicenda anche Roberto Capezzali, storico componente dell’organismo, per prendere le distanze da chi vuole “diffondere un clima di complottismo da Monopoli”, che “fa solo male al processo in corso e non ha basi di analisi oggettive”.
Bollando come “elucubrazione” la ricostruzione fatta, Giovine L’Aquila ribadisce “la sua estraneità a qualsiasi forma di attività politica che non sia frutto dei processi collettivi che regolano da statuto la nostra associazione, intendendo le parti dell’articolo in questione che citano Giovine L’Aquila come un’offesa diretta, immotivata diffamatoria verso la nostra attività”.
Giovine L’Aquila smentisce dunque “qualsiasi dietrologia in esso contenuta”, e sottolinea di auspicare “fortemente la risoluzione dell’impasse in cui si trova l’Urban Center, strumento di partecipazione fortemente desiderato dalla nostra associazione sin dai primi giorni, e pertanto crediamo sia assolutamente fuori luogo tentare di condizionare una elezione democratica, fuori dalle logiche partitiche, additando ingiuriose screditazioni ideologiche allo scopo di destabilizzarne il risultato”.
Si ribadisce infine poi che Giovine L’Aquila, è stata “fondata da giovani di orientamento politico differente e con il fine, tra gli altri, di promuovere processi di partecipazione attiva da parte dei ragazzi della città nei processi politici e collettivi che la riguardano”.
Roberto Capezzali, da parte sua, prende le distanze dai componenti “complottisti” dellUrban center, che “prudentemente si mantiene anonima ben conscia di spacciare per analisi oggettiva un punto di vista a dir poco opinabile”, e che “dipinge un quadro a tinte fosche che non si avvicina nemmeno lontanamente al clima di distensione che si respira finalmente tra i soci dell’Urban Center dopo anni di tribolazioni”.
Capezzali assicura anzi che “quanto sta accadendo è che finalmente una larga convergenza sul nome di Giulia Tomassi”, c’è però qualcuno che “cerca di bruciare questa ipotesi”, proprio ora che l’Urban center “sembra finalmente sul punto di trovare una quadra a un clima di incertezza che ha tenuto di fatto in stallo l’organismo sin dal giorno della sua nascita, complice un quadro statutario e regolamentare non precisamente impeccabile”.
Capezzali spezza poi una lancia a favore di D’Amico di Giovine L’Aquila, ipotizzando una sua diretta partecipazione nel comitato scientifico, assieme a Marino Bruno, che come già riferito da questa testata indicato come presidente ha preferito fare un passo indietro.
“L’ipotesi di comitato scientifico che pare delinearsi, con un’ampia rappresentanza delle varie anime che compongono l’assemblea, è una soluzione largamente condivisa e condivisibile contro la quale evidentemente qualcuno sente ora di doversi attivare”.
E conclude Capezzali: “Il clima di complottismo da Monopoli che la vostra fonte dipinge fa solo male al processo in corso e non ha basi di analisi oggettive, limitandosi a sbandierare lo spauracchio di un conflitto al limite dell’ideologico che semplicemente non esiste. Verrebbe da chiedersi “cui prodest”. Non sta a me dare la risposta, quello che mi auguro è che le trame della persona in questione non inficino il nuovo percorso dell’Urban Center finendo per trasformarsi in predizioni autoavveranti”.





