L’AQUILA – “L’Università della terza età dell’Aquila è da quasi due anni senza una sede fissa, costretta a peregrinare da un posto all’altro. Il tutto nel totale disinteresse delle istituzioni”.
La denuncia arriva dalla presidente Maria Laura Perfetto Giuliani che, nonostante le tante difficoltà incontrate dopo il terremoto del 6 aprile 2009, è riuscita a tenere in piedi l’istituzione, che prima del sisma teneva le sue riunioni nel palazzo dell’Emiciclo, nella sala Michetti, tuttora inagibile.
Da allora per l’istituzione è iniziata una peregrinazione in diverse sedi, ultima una sala nel convento di Sant’Amico, nei pressi della fontana Luminosa.
“Qui ci troviamo abbastanza bene – afferma la Giuliani – però non possiamo rimanere lì per sempre. In più per usufruire di questa sala paghiamo una somma, stabilita a offerta, che però va a incidere sulle nostre casse già esigue”.
Le atttività che offre l’Università della terza età, infatti, sono finanziate dalla quota di iscrizione di 20 euro dei soci più un contributo della Regione. I continui cambi di sede hanno però avuto come effetto quello di decrementare il numero degli iscritti, con una conseguente perdita di fondi.
“Fino al 2003 la nostra sede è stata il ridotto del Teatro comunale, poi ci hanno spostati alla sala Michetti – prosegue la Giuliani – Dopo che il terremoto l’ha resa inagibile, ci siamo riorganizzati tenendo le lezioni in una sala della chiesa di Pettino, ma non era adatta alle nostre esigenze. I soci sono anziani, c’è bisogno di una sede più vicina al centro. Da lì ci siamo spostati al Torrione, nella palestra che si trova presso la chiesa. Ma faceva troppo freddo”.
Come ultima sede, l’Università ha trovato uno spazio presso il convento di Sant’Amico, autonomamente e senza l’aiuto delle istituzioni, che non hanno mai mostrato interesse per il caso. “Quando ho saputo che il ridotto era tornato in funzione – afferma la presidente – ho scritto al sindaco facendo presente quali fossero le nostre necessità. Però non ho ricevuto nessuna risposta”.
“L’entusiasmo c’è – conclude – continuiamo a tenere le lezioni e i corsi nonostante i disagi. Però le istituzioni dovrebbero darci una mano. Per noi la cosa ottimale sarebbe tornare al ridotto del teatro comunale”.



