L’AQUILA – Dal prossimo anno accademico torneranno le tasse universitarie per gli studenti dell’ateneo aquilano. E saranno ancora più salate. 

Come denuncia l’Unione degli universitari (Udu) dell’Aquila, nel Senato accademico del 22 luglio si è introdotto un modello di tassazione che andrà ad applicare degli aumenti consistenti rispetto alle tasse pagate nel 2008, che riguarderanno soprattutto gli studenti con Isee più basso. 

“Quello a cui stiamo assistendo in questi ultimi giorni di luglio – dichiara in una nota l’associazione studentesca – è solo l’ultimo atto di una serie di scellerate azioni che l’amministrazione universitaria sta portando avanti. La discussione sulla reintroduzione della tasse all’Università dell’Aquila è uno dei punti più importanti per il futuro di questo ateneo da quando, nel 2009, queste furono sospese grazie a un accordo di programma con il Miur. Avevamo chiesto – già da ottobre 2013 di ridiscutere con il Ministero un rinnovo dell’accordo di programma per un’uscita morbida dall’esonero totale delle tasse”.

La revisione del sistema di tassazione è arrivata a fine luglio, a pochi giorni dall’apertura delle immatricolazioni  per il nuovo anno accademico. 

Per l’Udu “si è deliberata la peggiore delle ipotesi possibili. La proposta del Senato – si legge nel comunicato – prevede una prima rata di euro 300, uguale per tutti gli studenti e non abbattibile, a cui vanno aggiunti i 156 euro per il pagamento della tassa sul Dsu Regionale, per un totale di 456 euro. A questa somma andrebbero aggiunti ben 220 euro per tutti gli studenti con fascia Isee tra 0 e 21.000 euro. Per gli studenti che invece hanno una soglia Isee tra i 21.000 ed i 53.000 euro il contributo aggiuntivo varierebbe dai 220 fino ai 900 euro, sulla base dell’Isee”.

Uno studente con reddito 0 arriverebbe, quindi, a pagare 676 euro di tasse, a fronte di qualche decina di euro previste dalla tassazione pre-terremoto. Gli studenti con soglia Isee più alta pagheranno, invece una tassa totale di 1.356 euro. 

Una possibile graduazione degli sconti di merito sarà possibile solo sul contributo, escludendo i 300 euro iniziali.

“Il risultato rispetto alla tassazione del 2008 sarebbe un incremento per gli studenti a reddito 0 che può arrivare fino al 1000% mentre per i redditi a 30.000 di Isee si pagherà fino ad un 50% di tasse in più; per i redditi a 40.000 l’aumento sarà del 26% – spiega l’Udu – Tutto questo però, come fatto notare solamente dagli studenti, va a violare la norma di legge prevista dalla spending review del 2012, D.l. 95/2012 poi convertito nella legge 135/2012, la quale prevede che, per gli studenti con Isee al di sotto dei 40.000 euro, fino all’anno accademico 2015/2016 non si possano incrementare le tasse universitarie oltre il normale adeguamento Istat, che dal 2008 ad oggi sarebbe pari ad un incremento del 9.6%”. 

I rappresentanti Udu nella seduta del Senato accademico hanno votato contro questa proposta e poi hanno abbandonato la seduta in segno di protesta contro l’organismo reputato dagli stessi “sconnesso dalla realtà sociale e dai vincoli di legge”. 

Per l’Udu il questo aumento nella tassazione è dovuto a “un chiaro obiettivo politico per la rettrice: evitare la prevedibile minore entrata nelle casse di Ateneo che altrimenti si genererebbe a causa del crollo degli immatricolati dovuto all’introduzione del numero chiuso; da lei voluto, non certo dagli studenti che manifestarono durante il Senato accademico”.

Per l’associazione studentesca, quindi, è tutto legato alla scelta di continuare ad avere corsi a numero chiuso. 

“La proposta della rettrice prevede una entrata dalla contribuzione studentesca stimabile tra i 14 ed i 18 milioni di euro, introito che dovrebbe gravare su un numero di studenti previsto intorno ai 20.000, a fronte di un introito pari a 13.7 milioni quando gli studenti erano circa 26.000. Il tutto gravando sulle fasce medie e basse, ovvero le più colpite dalla crisi di questi anni”.

L’Udu sta preparando in questi giorni modifiche significative da proporre al Consiglio di amministrazione e non escludono la possibilità di portare la questione davanti al Tar.

Il comunicato dell’associazione studentesca si chiude con una richiesta di sostegno. “Ci appelliamo anche al corpo accademico e ai tecnici amministrativi affinché siano sostenute le nostre proposte di modifica e ci appelliamo a sindacati e forze politiche affinché, almeno per una volta, facciano sentire la propria voce a tutela degli studenti, delle famiglie più deboli e del territorio che potrebbe uscire duramente colpito dal binomio tra numero chiuso e tasse alte”. (g.d.c.)