L’AQUILA – “Il 31 dicembre, attraverso posta certificata, l’Università dell’Aquila già sapeva che non solo non è stato tolto un euro dal fondo di finanziamento ordinario, ma addirittura ce n’è qualcuno in più. Tutto quello che è stato scritto serve solo a gettare benzina sul fuoco, mentendo”.

Lo afferma il docente di Igiene e Medicina preventiva Sergio Tiberti, contestando la versione diffusa ieri dal rettore Ferdinando di Orio, che nel denunciare il presunto taglio ai fondi, poi rientrato, ha affermato che le rassicurazioni del ministero dell’Università (Miur) sono arrivate solo l’altro ieri, 4 gennaio.

“Ma non c’è stato nessun taglio! – esplode Tiberti – Conta il totale e, come si vede dalle tabelle allegate, alla fine il fondo per l’Ateneo del capoluogo non solo non è più basso, ma è anche più alto, anche se di poco, rispetto al 2009”.

Non solo. Carte alla mano, la circolare protocollata con il numero 1.563 e firmata dal direttore generale Marco Tomasi è datata 31 dicembre 2010. A essere arrivato il 4 è solo il comunicato stampa del ministero, un documento ben diverso.

Insomma, secondo quanto afferma Tiberti, “l’Università sapeva, e lo sapeva dal 31 dicembre, quindi da prima di scatenare la polemica, che non ci sarebbero stati tagli al suo Ffo”.

A questo risultato si arriva in due passaggi che, per il docente, vanno considerati “come un’unica procedura”: dapprima, nella lettera “b” dell’articolo 1, annunciando il taglio del 3,72 per cento ai quattrini per l’Ateneo (“atto dovuto per legge”, sottolinea Tiberti) ma, nel totale della tabella delle assegnazioni, si arriva poco sopra alla somma (68 milioni e spicci) stabilita nell’accordo di programma siglato dopo il terremoto del 6 aprile 2009 tra lo stesso di Orio e il ministro Maria Stella Gelmini.

“Perciò come si può dire che ci sono stati tagli? È solo una messa in scena, assolutamente fuori luogo”, ringhia oggi Tiberti, da sempre “picconatore” del rettore, confermando la sua smentita alla ricostruzione degli eventi fatta da di Orio. Il motivo? Secondo Tiberti, è elettorale. “Dietro tutto questo si sente odore di elezioni, quelle politiche”.

Tiberti ne ha anche per il direttore amministrativo dell’Ateneo, Filippo Del Vecchio. “Ha chiamato ieri dopo le 13 al ministero per protestare – svela – ma quando gli hanno chiesto se erano matti, lui e il rettore, ha risposto ‘ci deve scusare, ma siccome il 31 l’Università era chiusa, non abbiamo letto la posta certificata’”.

Il “picconatore” Tiberti parla anche dei futuri scenari dell’Ateneo, che quest’anno sarà chiamato a votare un nuovo rettore, visto che di Orio termina il secondo mandato e non può essere più riconfermato.

“Dovrebbe andarsene via tra qualche mese, ad aprile – spiega – ma farà del tutto per allungare il brodo con la scusa di dover fare il nuovo statuto, come previsto dalla legge Gelmini. Cercherà di restare in carica ancora un anno, un anno e mezzo”.

Secondo Tiberti, “è però un’interpretazione capziosa. La nostra interpretazione è che dovrebbe andare a casa. Peraltro, con tutte le inchieste che ha, avrebbe dovuto già dimettersi”.

A questo punto, dopo tutti i duelli rusticani che Tiberti ha ingaggiato anche in passato con di Orio, viene da chiedersi se non punti lui stesso a mettersi al timone dell’Ateneo.

“No – smentisce – non ho alcun interesse a fare il rettore. Il mio ruolo è solo difendere strenuamente l’Università dell’Aquila, anche perché oggi il ministero e il governo ci supportano con molti più fondi di quanti avremmo diritto, e lo faranno ancora per un anno. Quando finirà tutta questa beneficenza, il nuovo rettore si troverà di fronte a una situazione drammatica, perché ci taglieranno come hanno fatto con le altre università”.

IL TAGLIO-NON TAGLIO: UNA SETTIMANA TRA ALLARMI E MARCE INDIETRO

A denunciare per prima il rischio poi non concretizzato di un fondo di finanziamento ridotto è stata lunedì 3 l’Unione degli universitari (Udu), che ha lanciato l’allarme su una possibile perdita secca di 2,5 milioni di euro, “un taglio vergognoso”.

Il consigliere comunale di rifondazione comunista, Enrico Perilli, ha subito sparato a zero, parlando di “condanna a morte”. Di Orio ha minacciato sul quotidiano Il Centro “ricorso al Tar”, salvo poi fare precipitosa marcia indietro quando è arrivata la nota ufficiale del Miur che ha definito la notizia del taglio “destituita di qualsiasi fondamento”.

Ieri, infine, il balletto sulle date e sulle cifre, con il rettore a denunciare la stranezza della procedura di taglio sul decreto del ministro e della successiva pezza a colore nella circolare per recuperare la somma, e ancora Tiberti a definire “balle cosmiche” le proteste per il taglio-non taglio.

DOCUMENTI CORRELATI:

LA CIRCOLARE DEL MIUR DEL 31 DICEMBRE 2010 (pdf, 67 Kb)

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