PESCARA – “All’improvviso se n’è andato il professor Massimo Paoli, docente di Economia delle imprese di Livorno che aveva insegnato per sei anni a Pescara per la facoltà di Economia dell’ Università D’Annunzio. Massimo è deceduto nella notte di giovedi nella sua Livorno all’età di 56 anni, un evento che ha colto tutti di sorpresa, lasciando i suoi cari e le persone che gli hanno voluto bene sgomenti e senza parole”.
Questo il ricordo dell’accademico di Maurizio Grassi, lettore di Abruzzoweb.
“Il percorso professionale di Massimo è stato ricco ed originale. Dopo aver vinto nel 1983 il concorso da ricercatore all’università di Catania era stato chiamato dal 1984 al 1987 al Centro Studi e Stategie dell’ IRI per lavorare prima come esperto distaccato a Bruxelles e poi come assistente alle strategie di diverse aziende delle partecipazioni statali come ST Microelectronics, Finsiel e altre. Fondatore nel 1990 del master in Management dell’innovazione della Scuola S. Anna di Pisa era poi rientrato nel mondo accademico e nel 1994 era stato chiamato a Pescara come professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese. Il suo lavoro a Pescara è durato fino al 2000, quando si è trasferito a Perugia”.
“Esperto di economia dell’innovazione, Massimo è stato tra i primi a parlare di innovazione in Italia quando la parola era sconosciuta e scomoda. Il suo contributo originale si è particolarmente orientato alle tematiche della complessità nella conoscenza e nelle organizzazioni non disdegnando altri filoni di ricerca, quali ad esempio l’attrazione degli investimenti esogeni nei sistemi produttivi locali”.
“Una delle sue caratteristiche peculiari era quella di parlare della vita quotidiana delle imprese spiegandola alla luce delle teorie più complesse e ricercate. Massimo non semplificava i fenomeni per spiegarli, ma arricchiva continuamente la sua visione perchè fosse rispondente alla realtà, una realtà, come avrebbe detto, complessa e costruita dagli occhi del ricercatore e dalla sua capacità e competenza. Questo rendeva il suo discorso arguto e sfidante, catturando i suoi studenti e collaboratori in parafrasi sempre più controintuitive e complesse, eppure così realistiche da poterle toccare con mano nella realtà di tutti i giorni. Durante la sua carriera Massimo ha insegnato a migliaia di giovani studenti, molti dei quali sono rimasti affascinati e rapiti dalla sua intelligenza, dalla sua originalità e, sopratutto, dalla sua personalità. Uomo dolce ed informale, era naturalmente dissacrante, una dote tipica della sua livornesita’, che lo avvicinava ancor di piu’ agli astanti e che gli infondeva una ulteriore autorevolezza”.
“Amava l’Abruzzo e gli Abruzzesi, e molti dei suoi allievi sono abruzzesi o lavorano in Abruzzo. A loro e ai suoi studenti avrebbe rivolto, se avesse potuto scegliere, il suo ultimo pensiero, esortandoli a credere sempre a se stessi e a farlo con passione, rigore e dedizione. E ormai l’unica cosa che possiamo fare per lui e’ essere alla sua altezza, per il futuro nostro e del nostro paese”.






