CHIETI – Era stato accusato, durante la campagna elettorale, di essere troppo legato alla precedente gestione di Franco Cuccurullo, continuità che il nuovo rettore dell’università “Gabriele d’Annunzio” Carmine Di Ilio non rinnega, anche se, avverte, i tempi sono inesorabilmente cambiati. E bisognerà agire di conseguenza, tenendo sotto controllo prima di tutto le spese.

Per il resto, il nuovo rettore promette apertura al territorio (nonostante da candidato non sia stato presente all’incontro organizzato da Confindustria che chiedeva proprio questo), senza, però, concedere il tanto auspicato ritorno di una facoltà a Chieti centro. E per Pescara niente prorettore, perché, spiega, non vuole che si pensi alla “d’Annunzio” come a due università separate, una a Chieti e l’altra a Pescara.

Rettore qual è il programma che ha intenzione di portare a termine nel suo primo mandato che scade nel 2017?

Il programma con cui sono stato eletto passa per i nodi centrali che tutte le università italiane si trovano ad affrontare questo difficile momento. Il punto principale è quello di riuscire a capire come far fronte alla diminuzione di risorse che vengono trasferite dal ministero agli atenei. Occorre trovare le risorse per far fronte alle spese crescenti e, dove è possibile, razionalizzare le spese.

A quanto ammonta il taglio ministeriale?

Negli ultimi tre anni il fondo di funzionamento ordinario che arriva dal ministero è stato ridotto del 15 per cento. Si tratta, in percentuale, della riduzione più decisa dallo Stato alta rispetto a tutte le altre amministrazioni pubbliche.

Il suo primo impegno riguardo a questa problematica?

Una puntuale verifica dei conti dell’amministrazione affinché, attraverso una politica legata al risparmio, si possa rintracciare i fondi necessari da reinvestire sull’ammodernamento della macchina amministrativa, sui servizi agli studenti, su una maggiore informatizzazione del sistema e sulla riorganizzazione dell’apparato burocratico-amministrativo della nostra università.

Le sezioni teatina e pescarese di Confindustria hanno organizzato un incontro con tutti i candidati rettori, dove lei non è stato presente, in cui chiedevano un maggior rapporto dell’università con il territorio, pensa sia fattibile? 

Siamo pronti alla collaborazione con il mondo delle imprese, ma per collaborare bisogna comunque essere in due. D’altronde la legge nazionale ci impone di riservare tre membri degli undici del consiglio d’amministrazione a persone esterne all’ateneo. A questo riguardo l’università farà una sorta di pubblica chiamata. Se Confindustria vuole partecipare che si faccia avanti.

Quando e come sarà formato il Cda?

Siamo ancora in una fase transitoria di attuazione della riforma Gelmini. Per il momento abbiamo istituito i dipartimenti, eletto il nuovo rettore e ora dovremo eleggere il Senato accademico. Sarà quest’organo a sottoporre al rettore una rosa di nomi doppia rispetto a ciò che lo statuto prevede per il Cda, e poi sceglierò i cinque membri interni e i tre esterni, cui si aggiungeranno i due eletti dagli studenti.

Il suo rettorato può definirsi in continuità con quello di Cuccurullo?

C’è sicuramente un segno di continuità. Ho collaborato con Cuccurullo da quando lui era preside di Medicina, come, d’altronde, tutti hanno collaborato con lui. Del passato bisogna sempre prendere ciò che si ritiene che di buono è stato fatto ed è stato fatto molto in questi 15 anni di suo rettorato. Quando Cuccurullo arrivò l’ateneo aveva circa 17.500 studenti, ora ne ha 32 mila. Allora aveva otto facoltà, oggi ne ha 12. Oggi abbiamo 720 docenti. Non c’erano tutte le strutture che ci sono oggi.

Ora, però, i tempi sono cambiati, i soldi che arrivavano prima non arrivano più, adesso sarà difficile. L’università nel 2015 compie 50 anni, partendo da coloro che l’hanno fortemente voluta fino ai giorni nostri, ognuno ha lavorato per far crescere questa istituzione. E tutti ci hanno lasciato in dote un grande eredità.

Compreso i vari direttori generali, come Marco Napoleone. Come vede la sua situazione?

Per quanto riguarda questa vicenda, stiamo aspettando che la magistratura sciolga il contenzioso che si è venuto a creare tra l’ex direttore generale e l’ateneo “d’Annunzio”.

In campagna elettorale si diceva che Pescara voleva un prorettore per gestire da vicino i problemi delle facoltà pescaresi, come ha intenzione di muoversi su questo fronte?

Ho già preparato un incontro per fare una ricognizione di tutti i problemi che ci sono per quanto riguarda Pescara. Ma non credo alla logica del prorettore pescarese che si occupa di Pescara e del rettore che si occupa di Chieti. Il rettore è uno solo e si occupa di entrambe le realtà allo stesso modo. Sicuramente, comunque, assegnerò una serie di deleghe forti e specifiche e persone che mi aiuteranno in questo compito. Quello che voglio evitare è che si crei l’idea che esistano due università e due rettori diversi.

Per quanto riguarda Chieti, ci sono molti che chiedono lo spostamento di una facoltà oppure uffici sul colle, si potrà fare?

Credo proprio di no. La logica del campus è stata voluta proprio per accentrare servizi e facoltà e non il contrario. Quello che invece bisogna fare, e io sono prontissimo a ragionare su questi temi, è una politica di accoglienza che tenga gli studenti legati a Chieti come accade a Urbino, Camerino, Pavia o Ferrara. Una politica di accoglienza che il colle deve offrire in termini di ospitalità e servizi agli studenti, come nel caso del settore dei trasporti o delle opportunità per il tempo libero.