L’AQUILA – “Per essere la prima dichiarazione sulle prossime elezioni, direi che quella del rettore Alesse è un’uscita un po’ infelice anche per qualche parola impropria: che in università si agitino fazioni l’una contro l’altra armata è decisamente fuorviante, e fa pensare a qualcosa di altri tempi, a guerre tra baroni che rimangono solo nella memoria dei professori più anziani”.

La primavera è lontana, ma già si scalda la corsa per le elezioni all’Università dell’Aquila, e a replicare ad Abruzzoweb, a quanto affermato dal rettore Edoardo Alesse a margine della conferenza stampa di venerdì scorso è Marco Valenti, direttore del Centro Regionale Autismo, componente del Comitato Etico Regionale per gli studi clinici, e fresco di elezione – unico universitario – come consigliere dell’Ordine dei Medici dell’Aquila. L’unico che ad oggi ha annunciato la disponibilità a candidarsi, in rappresentanza dell’area medica dell’ateneo, con una proposta  indipendente, visto che Valenti, seppure assai influente, non ha rivestito ruoli istituzionali negli ultimi anni.

Alesse aveva dichiarato: “Ci sono sempre state fazioni pro e contro. Io ho la certezza di aver usato tutto l’impegno disponibile per gestire il mio ruolo e, quindi, vedremo, poiché le elezioni sono sempre complicate. L’Ateneo è una macchina complessa, in cui si sviluppano varie visioni che devono trovare alla fine la migliore conciliazione possibile, non per il bene delle persone, ma per il bene dell’Università che all’Aquila è una istituzione centrale fondamentale e importantissima”.

La conferenza stampa era stata convocata per annunciare le nomine a  prorettrice vicaria della professoressa Barbara Nelli, docente ordinario di matematica, e a prorettore delegato per lo sviluppo sostenibile, il professor Giulio Antonini, con delega allo Sviluppo sostenibile, docente di Elettrotecnica al dipartimento di Ingegneria industriale e dell’Informazione e di Economia (Diie).

Prosegue dunque Valenti, “alcune spaccature che hanno caratterizzato la storia non recentissima dell’Ateneo aquilano, diciamo fino a una quindicina di anni fa, oggi non solo non esistono più, ma non avrebbero alcun senso vista anche la vicenda storica che l’università ha vissuto con la città dell’Aquila dal 2009, e che ha chiamato tutti a nuove e più gravose responsabilità. Da questo punto di vista, la mia visione dell’Ateneo va nella direzione di una nuova riorganizzazione, volta a superare quelle obsolete linee di faglia che hanno creato, per esempio dipartimenti speculari e disfunzionali per l’organizzazione della didattica e per l’ottimizzazione dei programmi di ricerca e di terza missione”.

Oltre a Valenti, alle elezioni di primavera potrebbero essere della partita, ma sono ad oggi solo indiscrezioni il giovane professore di Telecomunicazioni Fabio Graziosi, , per l’area informatica, delfino del rettore uscente Alesse, e della ex rettrice Paola Inverardi, ex docente di informatica, ora alla guida del Gran Sasso Science Institute. E ancora, Fabrizio Politi, giurista dell’area di Economia, Vincenzo Stornelli, direttore del dipartimento di Ingegneria industriale, Edoardo Fiorucci, per l’area dell’Ingegneria elettronica.

Ma al di là dei toto-rettori, tiene ancora a sottolineare Valenti, “non esistono fazioni, e non si capisce nemmeno il ‘contro’: contro chi? La presenza eventuale di più candidati è una risorsa democratica cui attingere, non un problema di lesa maestà: in tal senso, le proposte dei diversi candidati e di gruppi di professori, personale e studenti sono tutte ‘pro’, e mirano a una composizione unitaria nell’attuazione dei programmi a elezioni concluse, in una logica di inclusione e dialogo”.

E poi affonda ulteriormente il colpo “l’elezione del nuovo rettore non può essere ridotta a un plebiscito di apprezzamento del mandato precedente, è insensato. Come sarebbe anche piuttosto grave se la governance uscente (o quella di altri Atenei) si arrogasse la pretesa di dare un’indicazione sulla successione indicando candidati graditi al sistema o ancora peggio investendo un solo candidato della qualifica di delfino della dinastia con diritto di successione, e additando quelli sgraditi destinati a subire la conventio ad excludendum: conoscendo benissimo i protagonisti di questa vicenda, confido che tutto questo non avvenga, neanche in forma inespressa o sotto forma di “moral (o piuttosto immoral) suasion”.