L’AQUILA – Una performance davvero entusiasmante quella riportata dagli atenei abruzzesi per il loro grado di attrattività mostrata verso gli studenti provenienti da fuori regione o stranieri.
Secondo le canoniche “pagelle” di merito riportate dal quotidiano IlSole24Ore, i dati parlano chiaro: l’università dell’Aquila (dove non si pagano le tasse) e quella di Chieti svettano in pole position, solo dopo Ferrara, per la capacità di attrarre il maggior numero di studenti dall’estero.
Nella lista delle 58 università italiane statali, a occupare i primi posti molti atenei di città non particolarmente popolose. Atenei che storicamente, da sempre, suscitano maggior interesse fuori il nostro contesto nazionale, forse aiutate da una fama non del tutto trascurabile: città che in linea generale godrebbero, anche per la loro caratterizzazione demo-geografica, di una buona qualità di vita e particolarmente differenti dai grandi contesti metropolitani.
Ma se gli studenti non abruzzesi si avvicinano con maggiore interesse ai nostri atenei, la stessa analisi del quotidiano nazionale mostra un dato altrettanto interessante: sembrerebbe che all’Aquila i risultati “formativi” deludano così tante belle premesse e aspettative.
Ultimo posto in classifica infatti per l’ateneo del capoluogo abruzzese, che si attesterebbe per l’anno solare 2010 (anno accademico 2009-2010) come la peggiore università per risultati di rendimento e di profitto.
Risulta così che tra i crediti formativi messi disponibili, sono pochi quelli effettivamente conquistati. Non solo il fattore profitto è al centro di questa dura penalizzazione, ma anche il fattore “frequenza”, spesso decisiva per le facoltà a caratterizzazione scientifica per il conseguimento di una maggiore quantità di punteggi formativi. E secondo la spietata pagella, oltre al fattore “rendimento” L’Aquila arriva penultima (seguita solo da Foggia a fine lista) come ateneo con maggior numero di mancate iscrizioni al secondo anno.
Insomma, L’Aquila attrae, piace ma poi delude senza mezzi termini. E non poco. In compenso, chi riesce a conquistare l’ambito titolo di “dottor junior” (i primi tre anni di laurea, ma non “magistrale”) avrebbe buone possibilità di trovare lavoro. Un dato in ogni caso che non può non riferirsi alla media dei laureati, la cui frequenza non può essere presa come attuale parametro di riferimento in merito alla qualità dei servizi offerti e del profitto conseguito.
Buona la capacità dell’ateneo aquilano di saper attrarre investimenti da “enti esterni”: al nono posto in graduatoria, superando di due posizioni persino la facoltà La Sapienza di Roma. Un dato sicuramente confortante, non ripagato da risultati finali decisamente mortificanti.



