L’AQUILA – “Non ho nulla da dire. Posso solo affermare di avere la massima e completa fiducia nella magistratura”.
Il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, sceglie di non commentare quanto emerso dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dal pubblico ministero della procura della repubblica dell’Aquila, David Mancini.
La vicenda riguarda l’inchiesta sul contratto d’affitto stipulato dall’ateneo per il capannone ex-Optimes dove è stata ricollocata, dopo il terremoto, la facoltà di Ingegneria.
Di Orio è indagato con l’accusa di abuso d’ufficio in concorso insieme all’ex direttore amministrativo dell’Università Filippo Del Vecchio e a Marcello Gallucci, titolare dello stabile.
Nel mirino della magistratura c’è il contratto stipulato nell’estate 2009 tra l’ateneo e la società di Gallucci per 6 anni e per un canone annuo di 1,24 milioni di euro, un prezzo eccessivo secondo il pm, secondo il quale anche i lavori per l’adeguamento della struttura furono “in sovrapprezzo”.
Secco anche il commento di Del Vecchio. “Cosa devo dire? – ha dichiarato – Sono stato indagato senza saperlo. Finalmente avremo la possibilità di presentare le memorie per dimostrare la nostra innocenza. Non abbiamo fatto nulla che non sia lecito”.
Gli indagati hanno circa 20 giorni di tempo per produrre le documentazioni.
Il caso, le cui indagini sono durate più di un anno, era stato sollevato dai professori Sergio Tiberti, ex componente del consiglio d’amministrazione dell’Università, Marco Valenti, componente del senato accademico; Pierluigi Beomonte Zobel e Brunello Oliva, anche loro del precedente Cda e Francesco Bizzarri, della rappresentanza sindacale unitaria universitaria.



