L’AQUILA – “Non si è trattato di un incontro tra noi due, semplicemente ci trovavamo nello stesso luogo perché c’era l’assemblea delle fondazioni universitarie e lui era presente in qualità di presidente dimissionario della nostra fondazione”.
Così la rettrice dell’Università dell’Aquila, Paola Inverardi, conferma ad AbruzzoWeb l’incontro con il suo predecessore, Ferdinando Di Orio, l’altroieri a Roma, ma smentisce che possa essersi trattato di un incontro a due né tantomeno di carattere riservato sul tema caldo della sua sospensione dall’insegnamento.
Da quanto appreso, però, l’ex rettore, fuori dalla fondazione da circa un anno, sarebbe uscito dopo solo pochi minuti dalla sede della Crui (Conferenza dei rettori) di piazza Rondanini, facendo pensare più a un un fugace colloquio con la Inverardi che a una presenza ufficiale all’assemblea.
Presenza che, tra l’altro, gli sarebbe preclusa dalla recente condanna da parte del tribunale di Roma, che il 25 gennaio scorso gli ha inflitto 3 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto il professor Sergio Tiberti, suo collega ed ex amico, a consegnargli denaro non dovuto.
Condanna che ha prodotto anche la sospensione dalla cattedra di Storia della medicina. Un provvedimento contro il quale Di Orio ha fatto ricorso al Tar. “Immagino che i tempi della giustizia amministrativa siano rapidi”, afferma la Inverardi, che ostenta sicurezza, dicendosi convinta di aver agito, come Ateneo, “nel massimo del rispetto e della correttezza istituzionale nei confronti di tutte le parti”.
L’Università, intanto, annuncia la stessa rettrice, ha chiesto un parere all’Avvocatura dello Stato per capire come agire correttamente, se attraverso provvedimenti disciplinari o meno, nei confronti della direttrice del dipartimento Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente (Mesva), Maria Grazia Cifone, fedelissima dioriana, che ha redatto e inviato ai mass media, dall’indirizzo email del dipartimento, un comunicato con il quale si esprimeva forte contrarietà alla sospensione di Di Orio, messo in discussione da altri docenti del Mesva non certo d’accordo.
L’ex rettore è imputato in altri due processi: uno all’Aquila, per abuso d’ufficio sui maxi affitti per il ricollocamento temporaneo delle sedi universitarie dopo il terremoto del 6 aprile 2009, e l’altro a Rieti, pure per abuso d’ufficio aggravato nell’ambito della compravendita di un campo di calcio sul quale realizzare un’abitazione. (red.)
Dopo il Tar, l’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio va anche alla procura della Repubblica.
Il ricorso alla giustizia ordinaria arriva dopo l’istanza già avviata al giudice amministrativo, in quest’ultimo caso contro la sospensione dalla cattedra di Storia della medicina, adottata dall’Ateneo in seguito alla condanna del tribunale di Roma, giunta il 25 gennaio scorso, a 3 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto il professor Sergio Tiberti, suo collega, a consegnargli denaro non dovuto.
Di Orio, in particolare, ha presentato una denuncia alla procura della Repubblica dell’Aquila per chiedere di porre l’attenzione su atti trovati nel fascicolo con cui l’attuale rettrice, Paola Inverardi, ha adottato la decisione, secondo la legge Severino sull’anticorruzione e sulla scorta anche di un parere dell’Avvocatura dello Stato chiesto dallo stesso ateneo su suggerimento del direttore generale, Pietro Di Benedetto.
A comunicare la notizia è l’avvocato Antonio Valentini, difensore dell’ex uomo forte dell’ateneo aquilano, uno dei più noti legali del foro aquilano, colui che con il suo esposto ha fatto partire il processo alla commissione Grandi rischi.
“Il professore Di Orio è passato all’attacco”, spiega il legale il quale, nel merito delle iniziative giudiziarie attivate, si limita a sottolineare che “non bisogna dimenticare che l’articolo 319 quater prevede un comportamento bilaterale”.
Il riferimento è all’articolo del Codice penale che norma la “Induzione indebita a dare o promettere utilità”, ovvero le forme meno gravi di concussione, vale a dire il reato per cui Di Orio è stato condannato.
L’esposto potrebbe essere, quindi, collegato alla sentenza del tribunale di Roma contro Di Orio visto che la norma, come rinnovata nel 2012, prevede anche la punibilità del privato che aderisce alle richieste del pubblico agente.
Secondo quanto appreso, la decisione di presentare un esposto in procura è nata dopo l’accesso agli atti per acquisire documenti sulla sospensione, propedeutico al ricorso al Tar. Ravvisando elementi di illegalità, il legale si è presentato davanti ai pm.






