L’AQUILA – “Il cambio di destinazione d’uso dei terreni di Casale Calore verrà fatto in sede di discussione della delibera al nuovo piano regolatore generale”.
È il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, a fare chiarezza con AbruzzoWeb sulla questione dell’ingente patrimonio terriero di proprietà dell’Università del capoluogo dell’estensione di 65 mila metri quadrati che, da circa 3 anni e mezzo, è stato passato a destinazione edificabile, da agricola che era in origine, in vista della realizzazione del centro di ricerca finanziato dall’Eni per 12 milioni di euro, un progetto sfumato dopo tre anni di scaricabarile tra enti.
Una variante al piano regolatore, approvata dal Consiglio comunale nell’ottobre 2010, ha dato l’ok al cambio di destinazione d’uso e da allora la situazione è rimasta immutata.
La svolta arriverà con il nuovo strumento urbanistico, assicura il primo cittadino, che l’aveva promessa l’estate scorsa rispondendo a una domanda di questo giornale ma che ora ha cambiato intendimento: “Non ha senso fare un’altra variante”.
Cialente rassicura di nuovo, così come fatto in passato, anche sul fatto che non ci sono rischi di speculazioni edilizie: “Non c’è nessun interesse, neanche da parte dell’Università. Il cambio di destinazione era stato fatto solo in funzione del centro Eni, non è che si possa costruire altro”.
Per quanto riguarda i tempi per il piano regolatore, secondo quanto dichiarato a questo giornale dall’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, dovrebbero essere di almeno 6 mesi per la gestazione, dopodiché verrà portata in discussione al Consiglio comunale la delibera preliminare al nuovo prg. Attualmente si stanno scegliendo i tre consulenti.
Bisognerà attendere un altro po’, quindi, per vedere risolta la questione su tale patrimonio immobiliare, molto appetibile e dal valore milionario.
Il progetto per il centro di ricerca Eni è sfumato nel giugno del 2012, quando è fallito l’ultimo tentativo di mediazione dell’ex sottosegretario di Stato Gianni Letta con l’amministratore delegato del colosso energetico Eni Paolo Scaroni, nominato proprio durante il governo Berlusconi.






