L’AQUILA – Il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella ha archiviato il filone di inchiesta con l’ipotesi di reato di evasione fiscale che era stata aperta nei confronto dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio.

L’indagine era scattata con un esposto e la notizia si era diffusa nel luglio 2015. Nel novembre successivo il pubblico ministero ha presentato richiesta di archiviazione che poi è stata disposta quasi un anno dopo, il 3 ottobre scorso.

A dare notizia dell’archiviazione è stato, con una nota, lo stesso ex rettore. Gli accertamenti erano stati affidati alla Guardia di finanza del capoluogo abruzzese che, in particolare, da quanto si è appreso ha passato al setaccio movimenti bancari e acquisti di immobili, senza riscontrare illeciti.

Di qui la richiesta di scagionare dalle accuse del pubblico ministero titolare del procedimento, Fabio Picuti.

A carico di Di Orio c’è stata anche un’altra indagine relativa a un altro filone di inchiesta su reati fiscali, secondo quanto si è appreso per riciclaggio di denaro: anche in questo caso, il pm Picuti ha presentato nel maggio scorso richiesta di archiviazione, avvenuta sempre il 3 ottobre.

Secondo l’avvocato del professore, Antonio Valentini, anche questo filone sta per chiudersi con l’archiviazione da parte del Gip.

Il legale annuncia anche che è in fase di verifica l’eventualità di querelare per calunnia il docente accademico aquilano Sergio Tiberti, grande accusatore dell’ex rettore con il quale in passato aveva avuto buoni rapporti, ritenuto autore dell’esposto che ha innescato l’indagine.

C’è da sottolineare che, attraverso il suo legale, Di Orio ha avviato un’azione risarcitoria in sede civile con un’ingente richiesta nei confronti di AbruzzoWeb perché, a suo dire, non esisteva l’inchiesta per evasione fiscale di cui questo giornale aveva scritto nel luglio 2015: ora i documenti dimostrano come l’articolo fosse veritiero e continente.

Le posizioni difensive e gli strali verso il suo ex collega Tiberti vengono ribaditi dalla nota di Di Orio, nella quale anch’egli minaccia una reazione giudiziaria nei confronti di Tiberti.

“L’ennesimo procedimento penale che ha avuto inizio per impulso del solito Tiberti Sergio si è concluso in data 3 ottobre 2016 con un provvedimento di archiviazione”, spiega.

“La Guardia di finanza delegata dal pubblico ministero dell’Aquila, dopo aver svolto un’analisi completa e approfondita dell’intera situazione economica riferibile al prof. Di Orio e alla sua famiglia, non ha rilevato alcuna anomalia – prosegue la nota – La correttezza della condotta fiscale ed economica del prof. Di Orio emerge con assoluta chiarezza e trasparenza”.

Si tratta dell’ultimo di una lunga serie di procedimenti giudiziari per Di Orio, imputato a Rieti (con sentenza prevista per il 15 novembre) per abuso d’ufficio aggravato assieme all’ex sindaco di Antrodoco, Maurizio Faina, per la vendita di un campo da calcio dove avrebbe voluto realizzare un manufatto temporaneo post-sisma e per il trasferimento paventato nel centro reatino della sede della Fondazione, della casa editrice di Ateneo e di alcuni master e corsi.

L’ex rettore è già stato condannato in primo grado a 3 anni di reclusione al tribunale di Roma con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità nei confronti di Tiberti.

A seguito di questo verdetto con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, in virtù della legge Severino anticorruzione l’ex rettore è stato sospeso dall’insegnamento tra forti polemiche.

Di Orio resta anche imputato sempre per abuso d’ufficio aggravato assieme ad altri due nel processo in corso all’Aquila, destinato, però, a estinguersi per intervenuta prescrizione, sui canoni che sarebbero stati gonfiati per affittare il capannone che era dell’azienda Optimes, nella periferia Ovest del capoluogo, dove vennero ricollocate la facoltà universitarie di Ingegneria ed Economia che avevano avuto le sedi distrutte dal sisma del 6 aprile 2009.

Il 26 ottobre prossimo, infine, comparirà davanti al tribunale aquilano in un processo per calunnia ai danni di Tiberti.